LA MAPPA DEL RISCHIO IN ITALIA

Dodici anni dopo il referendum che ha sancito l'uscita dal nucleare, l'Italia deve fare i conti con 23 mila metri cubi di rifiuti radioattivi stoccati in 13 impianti, centrali nucleari chiuse, centri di ricerca, depositi di industrie ed ospedali, in attesa che si decida il sito dove seppellirle definitivamente in sicurezza.
Di queste scorie secondo la mappa tracciata dall'Anpa, l'agenzia nazionale per l'Ambiente, 5 mila sono a bassa radioattività, 16 mila a media attività e 2
mila ad alta radioattività.
La maggior parte di queste scorie si trova alle porte di Roma, alla Nucleco dove sono stoccati circa 6.000 metri cubi di rifiuti radioattivi della prima categoria (bassa radioattività), mentre quelli dove è alla massima radioattività si trovano nell'impianto Eurex di Saluggia - Enea (Vercelli). Si
tratta di 1.582 metri cubi di scorie liquide vetrificate.
A queste si sommano circa 6 mila mc (già cementati in cassoni o vetrificati in contenitori) che devono tornare dall'impianto di Sellafield in Gran Bretagna. Si tratta per la maggior parte di rifiuti a bassa attività che dovremo riprendere.


Ecco dove sono stoccati i rifiuti radioattivi accumulati in Italia secondo dati elaborati dalla Legambiente
Nucleco (Roma) VOLUMI STOCCATI. 6.270
Itrec-Enea (Trisaia-MT) 2.724
Ispra (Varese) 2.285
Caorso (Piacenza) 2.030
Garigliano (Caserta) 1.770
Eurex-Enea (Saluggia-Vercelli) 1.500
Sorin (Vicenza) 1.250
Trino (Vicenza) 1.020
Latina 870
Cresam (Pisa) 700
Protex (Roma) 600
Fabbricazioni Nucleari (Alessandra) 430
Cemerad (Roma) 400
Campoverde (Roma) 250
Controlsonic (Roma) 100
Lab.Plutonio (Roma) 40
Deposito Avogadro (Vercelli) 15
Temav (Bologna) 15
Cise (Milano) 2

Le regioni con gli stoccaggi più massicci risultano dunque il Lazio e il Veneto,
mentre per il livello di attività il più alto si riscontra in Veneto, nel centro di Saluggia.






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