VENEZIA, 1 GENNAIO - Un giovane padovano di 21 anni, B.D., in servizio
di leva presso una base logistica dell' Aeronautica a Vigodarzere
(Padova), si è ucciso nelle prime ore di stamani mentre svolgeva un
servizio di guardia nella stessa sede.
Ancora in corso di accertamento le ragioni del suicidio, che il
giovane ha compiuto intorno alle 4.30 sparandosi un colpo alla testa
con l'arma in dotazione al reparto, una mitraglietta M12. A
soccorrerlo sono stati subito alcuni suoi commilitoni in servizio
presso la stessa sede, che fa da deposito centrale dei sistemi
missilistici, ma non c'è più stato nulla da fare.
Le indagini, condotte dai carabinieri dell'Aeronautica e della
compagnia di Padova, puntano ora a risalire all'origine del suicidio
attraverso le testimonianze di amici, parenti e commilitoni del
giovane e la ricostruzione delle sue ultime telefonate con il
cellulare. La notizia del suicidio avrebbe colto di sorpresa quanti
conoscevano il ragazzo che, alla spalle una maturità liceale,
dava l'impressione di essere equilibrato ed affidabile e sarebbe stato
anche impegnato nella rappresentanza sindacale militare.
Dell'episodio sono state informate la procura ordinaria di Padova e
quella militare. Un altro aviere di leva, un triestino di 20 anni, si
era ucciso con un colpo di arma da fuoco alla testa nella stessa base
dell'Aeronautica dove stamani si è tolto la vita il ventunenne
padovano B.D. A ricordare l'episodio, avvenuto il 17 marzo 1987 sempre
durante un turno di guardia della prima mattina, è stasera Amalia
Trolio, presidente dell'Angesol (Associazione nazionale genitori dei
soldati in servizio obbligatorio di leva), con un comunicato
intitolato «Il 2000 ha portato un altro suicidio o omicidio dentro
l'istituzione Forze Armate». «Ci chiediamo perchè, durante le
festività - si
chiede Amalia Trolio, esprimendo solidarietà alla famiglia del ragazzo
- le forze armate si permettono il lusso di lasciare le reclute
incustodite, in questi piccoli distaccamenti». «È inaccettabile -
prosegue - che dentro l'istituzione del 2000 e con tutta la campagna
dei mesi precedenti dell'allora ministro della difesa - prosegue - i
giovani continuino a morire». La presidente dell'Angesol riferisce
inoltre che «pare che il giovane alle 24 abbia fatto telefonicamente
gli auguri alla famiglia, poi ha festeggiato fino alla 2 con i
commilitoni e poi ha preso servizio».
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