Sedici milioni di persone sono nella morsa della siccità, ma l'Etiopia
attacca le forze dell'Asmara e il conflitto riprende in grande stile
NAIROBI, 12 MAGGIO - A due anni dalla sua esplosione, nel conflitto
tra Etiopia ed Eritrea è di nuovo guerra aperta su tutti i fronti,
malgrado la devastante carestia che nel Corno d'Africa continua
minacciare la sopravvivenza di 16 milioni di persone (per metà
etiopici) e le elezioni per il rinnovo del Parlamento di Addis Abeba
convocate per domenica.
"Poco dopo mezzanotte, il regime etiopico ha scatenato un'offensiva
sui fianchi destro e sinistro del fronte occidentale di Bademmè", ha
denunciato stamane per primo il governo dell'Asmara, dove 'Dimtsi
Afash' (Voce delle masse), la radio di stato eritrea, ha interrotto
alle 06:30 locali (le 05:30 in Italia) un programma in lingua amarica
(la più diffusa nella vicina Etiopia) per dare notizia dei
combattimenti.
"Violenti combattimenti sono in corso sia sul fronte di Bademmè sia su
quello centrale di Zalambesà", ha confermato quasi tre ore dopo il
governo di Addis Abeba, senza tuttavia attribuire come di consueto
all'Eritrea la responsabilità dell'inizio delle ostilità, che
successivamente - come annunciato dal portavoce etiopico Hailè Kiros e
non smentito da quello eritreo Yamane Ghebremeskel - si sono estese
anche al fronte orientale di Buriè (a sud del porto eritreo di Assab).
Sia l'Etiopia sia l'Eritrea non hanno poi fornito ulteriori dettagli
sull'andamento dei combattimenti, ma i più sanguinosi sembrano essere
quelli sul fronte di Zalambesà. Contattato da Nairobi all'Asmara, il
portavoce eritreo Yamane, capo di gabinetto del presidente Isaias
Afeworki, ha dichiarato che sul fronte centrale della guerra tra
Etiopia ed Eritrea (esplosa nel maggio 1998) sono in corso da stamane
"intensi bombardamenti d'artiglieria". A loro volta contattate ad
Addis Abeba, fonti informate hanno quindi reso noto che la popolazione
di Adigrat - nella regione etiopica settentrionale del Tigrai, al
confine con l'Eritrea - è stata invitata ad abbandonare la cittadina e
a rifugiarsi nei villaggi circostanti, proprio a causa dei duelli
d'artiglieria sul fronte di Zalambesà, distante appena 25 chilometri.
Sempre nel Tigrai, regione d'origine del premier etiopico Melles
Zenawi e del ministro degli esteri Seyum Mesfin, sono stati inoltre
sospesi tutti i voli commerciali. All'Asmara, che a sua volta dista
solo un centinaio di chilometri dal fronte di Zalambesà, è stato
invece segnalato in mattinata il sorvolo di 'Mig-29' eritrei in
"pattugliamento dissuasivo", anche se la nuova fiammata della guerra
fra Etiopia ed Eritrea - che dal giugno scorso non aveva più fatto
segnalare combattimenti su vasta scala - sembra limitarsi per ora a
duelli d'artiglieria e assalti di fanteria, senza il massiccio impiego
di caccia ed elicotteri d'attacco che si era registrato nel
febbraio-marzo 1999, quando il conflitto era riesploso dopo otto mesi
di tregua precaria.
Ma come quella dello scorso anno, anche questa nuova fase della guerra
tra ex indipendentisti eritrei ed ex ribelli etiopici un tempo alleati
(e che dal 1991sono al potere all'Asmara e Addis Abeba, dopo la
sconfitta del regime del colonnello Menghistu Hailè Mariam, seguita
nel 1993 dall'indipendenza dell'Eritrea che ha privato l'Etiopia di
sbocco al mare) è stata preceduta dall'ennesimo fallimento dei
tentativi per una soluzione negoziale del conflitto.
Promossi ad Algeri dall'Organizzazione per l'unità africana (Oua), i
"colloqui indiretti" tra i ministri degli esteri etiopico Mesfin ed
eritreo Hailè Woldensae si erano arenati venerdì scorso sui
"dispositivi tecnici" del piano di pace dell'Oua. E a nulla è servita
la successiva missione ad Addis Abeba e Asmara di una delegazione del
Consiglio di sicurezza dell'Onu, guidata dall'ambasciatore Usa Richard
Holbrooke, che due giorni fa aveva lanciato l'allarme per un'imminente
ripresa della "guerra insensata" tra Etiopia ed Eritrea e che ora
potrebbe proporre l'adozione di sanzioni contro i due paesi.
Quanto alle drammatiche ripercussioni della ripresa della guerra sui
soccorsi alle popolazioni minacciate in Etiopia dalla carestia
(denunciate a Bruxelles dal portavoce del Commissario europeo agli
aiuti umanitari Poul Nielsen), il premier etiopico Melles aveva già
spiegato che "per difendere la propria sovranità, non c'e bisogno di
avere la pancia piena".
SPECIALE/SOS ETIOPIA
Le tappe del conflitto 1998-2000
Un video della Bbc racconta la ripresa della guerra
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