Il ministro si confessa: "Sono bisex"
La confessione di Pecoraro Scanio a un settimanale. E intanto Amato toglie al Gay Pride il patrocinio già deciso dal precedente governo

FIRENZE, 2 GIUGNO - Tutto è cominciato nel '96, quando i gay italiani propongono all'Euro Pride di indire una manifestazione come quelle che si svolgono annualmente a San Francisco e a New York ma nel Vecchio Continente, e precisamente a Roma, nel 2000, anno del Giubileo. L'idea piace e gli organizzatori si mettono subito al lavoro. E' anche per questi motivi che l'ipotesi di trasferire altrove la parata non è mai stata accolta: non solo sarebbero andati al vento anni di preparazione, ma sarebbe venuto meno anche il principale obiettivo dell'iniziativa, e cioè rivendicare i propri diritti sul grande palcoscenico dell'Anno Santo.


La svolta

Tutto fila liscio fino a qualche settimana fa, quando il neo presidente della Regione Lazio Storace, raccogliendo il malumore di una parte della gerarchia ecclesiastica, chiede di annullare l'autorizzazione concessa agli organizzatori e di rinviare la manifestazione al prossimo anno. Un fulmine a ciel sereno che immediatamente spacca il mondo politico e civile e raccoglie invece il generale consenso della Chiesa. Si scalda il clima e il cardinale Ruini prende ufficialmente posizione contro il Gay Pride: Roma non può tollerare - dice in sintesi - una manifestazione chiaramente anticattolica e 'oscena' nell'anno del Giubileo. L'alto prelato cita anche il video inviato al Vaticano con la registrazione dell'omologa parata newyorkese. "Inaccettabile", sentenzia.


La patata bollente

La bomba scoppia nelle mani del presidente del consiglio, prima, e del sindaco di Roma poi. Amato, al quale spetta comunque l'ultima parola, risponde a un'interrogazione in Parlamento spiegando che anche lui trova "inopportuna" la manifestazione gay nell'anno del Giubileo, ma che "purtroppo la costituzione non consente di vietarla". Parole che in parte confortano chi è contrario e che suscitano invece la totale disapprovazione di chi è a favore. Dopo molti giorni, e cioè ieri sera, durante una trasmissione Tv Amato fa leggermente marcia indietro: "Ho sbagliato a dire purtroppo", ammette. Ma poco prima, rispondendo a un'interrogazione parlamentare, aveva fatto sapere che il patrocinio (dato dal precedente governo D'Alema ad alcune iniziative del Gay Pride) sarà ritirato.
Gesto che il sindaco Rutelli ha già fatto alcuni giorni fa: il patrocinio del Comune alla manifestazione, annuncia, sarà annullato. Gli organizzatori, spiega il sindaco, dicono no a qualsiasi richiesta di compromesso (nuovo itinerario, spostamento della data eccc.) e il Campidoglio non può avallare una parata gestita senza il minimo controllo e in palese conflitto con il mondo cattolico. Ma l'autorizzazione, per ora, resta. E il clima, da entrambe le parti, si fa ogni giorno più pesante.

La confessione del ministro

L'ultimo clamoroso capitolo porta la firma di un ministro, Alfonso Pecoraio Scanio, titolare del dicastero delle risorse agricole, che in un'intervista al settimanale
confessa di essere bisessuale. "Sono contrario a un'eterosessualità rigida, vecchio stile - spiega - Per me scelgo l'assoluta libertà sessuale: considero qualsiasi scelta a senso unico un'autolimitazione". Dopo il ministro delle pari opportunità Katia Belillo, che per prima aveva messo in difficoltà il presidente del consiglio Amato comunicando che il suo dicastero aveva già unilateralmente concesso il patrocinio al Gay Pride, un altro membo del governo si schiera a suo modo contro il capo.

In alto, Alfonso Pecoraro Scanio






Gay Pride: la rabbia del filosofo Gianni Vattimo

Debutta una casa editrice per omosessuali

FORUM / E' giusto fare il raduno gay a Roma?

INIZIO PAGINA