ERRORE DEI PERITI. PADRE ASSOLTO DALL'ACCUSA DI PEDOFILIA

MILANO, 19 MARZO 2001 - Gli accertamenti ginecologici non hanno rilevato «nulla di concreto» che potesse confermare le accuse nei confronti del padre che, imputato dal pm Pietro Forno di abusi sessuali sulla figlia di 3
anni, il 21 dicembre scorso venne assolto dal Tribunale penale di Milano.


Sono queste le conclusioni dei giudici, le cui motivazioni sono state rese note oggi. In quelle motivazioni si osserva anche che referti degli accertamenti psicologici sulla bambina escludono turbe o personalità «compatibili con
pregressi abusi», e parlano di una bimba «che non aveva paura della figura maschile».


Il caso aveva sollevato molte polemiche in Procura perchè il pm Tiziana Siciliano, che in fase di dibattimento aveva sostituito il collega Forno, durante la requisitoria aveva puntato il dito contro il metodo di indagine usato: nel chiedere l'assoluzione del padre aveva parlato di mancanza di professionalità dei consulenti, e di tesi preconcette che avevano sconvolto la vita di una famiglia e segnato la psiche di una bambina che ora ha 7 anni.


Nelle 20 pagine delle motivazioni i giudici, attraverso le deposizioni in aula, ripercorrono le tappe della vicenda, che inizia quando nel '96 la madre della piccola si reca al Centro Bambino Maltrattato per parlare con una psicologa perchè la figlia aveva cominciato a dire parolacce.
Da qui il sospetto di abusi sessuali, poi i ripetuti allontanamenti da casa della piccola e i divieti di incontro con il padre (che nel frattempo era andato via da casa), al quale la bambina sembrava invece affettivamente molto legata.


Riguardo alle consulenze del pm, messe sotto accusa da Tiziana Sicilano, la sentenza osserva che «non erano state supportate da reperti fotografici» e che, dopo altre perizie disposte dal Tribunale, non c'è alcun «reperto indicativo di abusi». «Pertanto - osservano i giudici - nessun elemento a carico dell'imputato può essere tratto dagli accertamenti medico legali». Secondo i giudici «il materiale sul quale si è impostato il procedimento sono le dichiarazioni della bambina alla madre», sul cui contenuto «si può comprendere che abbiano insospettito una madre particolarmente sensibile all' area psicologica della figlia», descritta invece come una bambina con «una
comunicativa molto particolare e molto allegra».


L'avv. Luigi Vanni, difensore del padre, ha sottolineato come sia stato preso atto dei «gravissimi errori dei consulenti del pm, smentiti drasticamente dai periti d'ufficio. Ritengo - ha detto - che qualcuno dovrà risarcire in sede
civile i danni materiali e morali che questa incredibile indagine ha recato a questa famiglia».


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