
ROMA, 16 GIUGNO 2001 - «Nel calcio non esiste riconoscenza per niente
e per nessuno» ebbe a dire un giorno di maggio '98 Carlo Ancelotti,
dopo un Milan-Parma durante il quale il pubblico rossonero aveva
coperto di insulti Fabio Capello. Oggi, ad allenatori invertiti, certo
ribadirebbe quel giudizio: nonostante la Juventus abbia ancora una
chance scudetto, nonostante il suo attuale tecnico abbia accettato il
rinnovo del contratto con la clausola-rendimento per poi essere
comunque messo alla porta (male che vada con due secondi posti in
campionato all' attivo), nonostante tutto insomma, gli ultras
bianconeri oggi hanno scelto di accompagnare l'ultimo suo allenamento
con l'ennesima, dura, contestazione. Confermando il giudizio con il
quale l'avevano accolto: «maiale».
Un amore mai nato quello tra Ancelotti ed una parte consistente dei
sostenitori bianconeri. Ancor prima di essere scelto ufficialmente per
succedere a Marcello Lippi - che ora si avvia a sostituirlo a sua
volta - il gruppo dei 'Fighters' juventini gli rimproverano il suo
passato nelle file di Roma e Milan, e in particolare una sua presa di
posizione anti-Juve nell'episodio del rigore non concesso a Ronaldo
nello Juve-Inter da scudetto del '98. E non fanno mistero di vedere in
Gianluca Vialli l'erede ideale di Lippi.
Anche dopo il crollo proprio contro il Parma di Ancelotti, a febbraio
del '99, e le dimissioni del tecnico viareggino, gli ultras bianconeri
si mobilitano contro l'arrivo dell'ex pupillo di Sacchi. A Piacenza
vengono esposti tre striscioni contro il nuovo allenatore e la
società: «Un maiale non può allenare, Ancelotti vattene»; «La
dirigenza dimentica noi no, grazie Marcello»; «Moggi pagliaccio». La
scritta "Ancelotti maiale", accompagnata dal disegno di un muso di
suino, compare poi anche sui muri del Comunale.
A marzo 2000 lo scudetto alla Juve sembra un dato acquisito, ma ai
tifosi non basta ancora per dare credito ad Ancelotti. I 'Fighters'
della curva Scirea gli rimproverano di non essere carismatico, di
esprimere un gioco poco entusiasmante. Dopo la sconfitta 2-0 a Verona
un grave episodio mai confermato ufficialmente: la vettura di
Ancelotti, ferma ad un autogrill, accerchiata da minacciosi ultras
bianconeri. A novembre dello stesso anno è l'eliminazione dalla
Champions League la scintilla della contestazione più accesa, rivolta
in verità un pò contro tutti, ma soprattutto contro l' allenatore
'nemicò: sugli striscioni che 'salutanò la ripresa degli allenamenti,
dopo il 3-1 subito ad Atene, ancora insulti: «Moggi e Ancelotti come
Bush e Al Gore: due pagliacci»; «il maiale... mai digerito»; «un
maiale non può allenare».
Lo scorso aprile, come ogni volta che le cose non vanno bene,
riaffiora la contestazione contro Ancelotti, durante la partita
interna pareggiata 1-1 con il Lecce. Fino agli insulti alla vigilia
della partita con l'Atalanta, quella che potrebbe dar vita a un
paradossale scenario: Juve campione, Ancelotti via con lo scudetto in
tasca e un benservito amaro. Almeno quanto quel «maiale» gridato dalla
curva.
Nella foto: Ancelotti
Juve-Atalanta, i bianconeri non perdono da dieci turni
INIZIO PAGINA