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La spada nella roccia? Quella vera è di un cavaliere toscano
Quella di Artù esiste solo nella leggenda: la spada di Galgano è invece ancora oggi conficcata in una roccia di Monte Siepi, vicino a Siena

La spada nella roccia? Quella vera è di un cavaliere toscano Quella di Artù esiste solo nella leggenda: la spada di Galgano è invece ancora oggi conficcata in una roccia di Monte Siepi, vicino a Siena

ROMA, 23 AGOSTO 2001 - La vera spada nella roccia non è quella di Artù, che esiste solo nella leggenda, ma di un cavaliere toscano di nome Galgano, vissuto nella provincia di Siena sul finire del XII secolo.
A differenza dell'arma di Artù, questa può ancor oggi vedersi conficcata in una roccia di Monte Siepi (in Val Merse, a una quarantina di chilometri da Siena) nei pressi di una celebre abbazia cistercense. Dal raffronto tra queste due storie, è stato tratto dallo scrittore Franco Cuomo un romanzo che si intitola «I sotterranei del cielo», edito in questi giorni dalla Baldini & Castoldi. La materia del romanzo traspone in Toscana quella ch'era da sempre ritenuta una leggenda di Bretagna, avallandola però con dati storici relativi al mondo cavalleresco dell'epoca, al diffondersi di eresie provenienti da lontane civiltà, e alla vita soprattutto del guerriero cui appartenne la spada poi conficcata nella pietra, tale Galgano Guidotti, nativo di Chiusdino, uomo d'armi e d'avventura poi convertito alla vita eremitica.
Al pari della leggenda di Artù, quella di Galgano (santificato con insolita rapidità dalla Chiesa a pochi anni dalla morte, avvenuta all'età di trent'anni intorno 1180) è ricca di apparizioni e di prodigi che sconfinano nella magia, ai quali però Cuomo si sforza di trovare spiegazioni razionali. In particolare, lo scrittore individua nel cammino guerriero e poi mistico di Galgano gli elementi di una 'nevrosi', che gli consentono di raccontare amori ed avventure di questo insolito cavaliere in termini di attualità, come una crisi d'identità nella quale si riconoscono le stesse motivazioni che spingono tanti giovani d'oggi a un vagabondaggio protestatario e all'autoemarginazione come scelta di fuga da una società non più accettabile.









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