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I FATTI, I COMMENTI

Consuete pillole di saggezza quelle che Carlo Azeglio Ciampi, il Grande Nonno d'Italia, ha dispensato nel messaggio di fine anno. Un volteggiare alto, ben al di sopra delle parti, con le necessarie ovvietà e anche qualche amnesia (il dramma degli operai della Fiat in cassa integrazione) per l' appuntamento sempre atteso, come i tappi che saltano alla mezzanotte o la marcia di Radezsky del mezzogiorno viennese. Non poteva avere toni diversi l'uomo gratificato dal maggior consenso degli italiani, in crescita peraltro, e che supera quello per le forze dell'ordine e la stessa Chiesa, nonostante l'eccezionalità del pontificato di Giovanni Paolo II.
Il Quirinale è consapevole che la sfida decisiva del 2003 è quella della Grande Riforma. Se, e finalmente, ci arriveremo. Le condizioni ci sono tutte, a cominciare dalla grande e sufficientemente coesa maggioranza parlamentare. Ed è altrettanto consapevole che sarà una riforma democratica e di serio rinnovamento istituzionale se ad essa concorreranno, per quanto possibile, le forze di maggioranza e di opposizione. E' questo il senso del messaggio presidenziale che solo una lettura superficiale potrebbe giudicare prudente. Se l'invito è quello di fare riforme in uno spirito di unità il primo che deve evitare posizioni di parte è proprio il rappresentante e garante dell'unità nazionale. Riforme non più rinviabili. Abbiamo ormai acquisito il valore della democrazia dell'alternanza e, ancor più, quello della democrazia governante, che ha dato buona prova di sè nella prima parte della legislatura del '96 e ancor migliore, sicuramente dal punto di vista della stabilità di governo, in questa, caratterizzata da una maggioranza certa e ampia e da una premiership indiscussa. Il percorso va completato: se da una parte l'esecutivo va dotato di maggiori poteri, dall'altra vanno rafforzate le garanzie. A cominciare dal ruolo di controllo reale, e non notarile, del Parlamento. Questo Ciampi è piaciuto a quasi tutti. Esalta la pace e il grande costruttore di pace che è l'Europa, ma non dimentica che c'è una guerra totale al terrorismo internazionale alla quale le nostre forze armate dovranno partecipare. Bertinotti non applaude. Non dimentica che una grande questione di democrazia e di libertà è il pluralismo dell'informazione, specie radiotelevisiva. Il federalismo dovrà essere solidale con le regioni meno fortunate del nostro Sud. Con buona pace di Bossi. C'è anche un accenno piccolo piccolo alla giustizia: garantire autonomia e indipendenza ai magistrati, ma i giudici operino solo nel rispetto della legge. E anche Berlusconi può sorridere.













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