| BOSSI GRAVISSIMO | ||
| Un calvario iniziato l'11 marzo | ||
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Roma, 11 luglio 2004 - Il calvario del ministro era cominciato l’11 marzo scorso. Bossi, colpito nella notte da «scompenso cardiaco con edema polmonare» mentre era a casa sua, fu ricoverato d'urgenza all’ospedale di Varese. Il malore provocò anche un ictus cerebrale che ha lasciato Bossi in uno stato comatoso. Stato che i medici hanno ulteriormente prolungato con farmaci per consentire al cervello di assorbire possibili lesioni. Comincia così un lungo periodo di incertezza. I giornalisti e i simpatizzanti che assediano l’ospedale inducono la moglie a chiedere il silenzio stampa. Il 5 aprile i sanitari del nosocomio emanano un bollettino medico ufficiale nel quale nel quale si comunica che «Bossi è cosciente e riconosce i familiari».Le notizie escono con difficoltà. Alla fine, però, appaione chiari sia la gravità della malattia che ha colpito il ministro, sia i suoi sforzi per tornare a una situazione fisica accettabile. Comincia a comunicare utilizzando una lavagnetta, si parla di battute con i medici e gli infermieri che lo curano. Il 30 aprile si viene a sapere che il paziente, fino a quel momento alimentato per flebo, ha assunto cibi liquidi. E anche che ha avuto la forza di candidarsi ufficialmente alle Europee. Il giorno cruciale è il 3 maggio: dopo 53 giorni di ricovero la famiglia decide di portare via il senatur dall’ospedale di Varese. E’ un autentico blitz: all’alba due auto si presentano all’ospedale e ne escono poco dopo. Da quel momento del ministro si perdono le tracce. Il quotidiano leghista La Padania riceverà un biglietto: «Torno presto», e la firma. Ancora misteri. Si parlerà di ricoveri al Nord, al Sud, persino in Puglia. Il ministro si rifà vivo il primo giugno. Un nastro inviato a radio Padania. Una voce roca, sofferente, ma determinata: «Non sono morto - dice Bossi - voi andate avanti». Sono cento secondi, parole che si sentono appena: la tracheotomia è difficile da superare. Sarà Calderoli ha leggere ai giornalisti la «traduzione»: «Sto abbastanza bene, nel senso che non sono morto. Però era meglio non avere ’sta roba». Quindi un accenno al raduno di Pontida, convocato in vista delle elezioni: «Per me è meglio rinviarla, Pontida. Posso esserci anch’io. Pontida è la mia festa. Alle elezioni i legisti devono andare a votare Lega, è evidente, e per tutte le manifestazioni che faremo, visto che tutti partecipano, ci sarò in giro sul territorio. Sul territorio sarò in giro a portare la mia voce alle persone, a fare chiarezza, magari. Quindi io ci sarò. Insomma, vi saluto con tanta amicizia e tanta simpatia. E’ andata così, quest’anno, ma sono stato schiacciato dal dolore e quindi non ho potuto essere in giro come gli altri anni». Il popolo leghista piange. E vota. Dopo le elezioni un altro lungo silenzio. Si saprà che Bossi, ricoverato per la riabilitazione all’istituto Ildebrandt di Brissago alla fine del mese scorso era stato riportato a Lugano perché colpito da dolori alla schiena, nelle regione lombare. Venerdì notte il grave scompenso e il trasporto al contiguo centro specializzato. E inizia un’altra cortina di silenzio.
di Paolo Berardengo
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