COSTITUZIONE / RAI NELLA BUFERA
 
Riprese tv, l'Usigrai accusa:
'Le ha fatte una società esterna'
 

ROMA, 29 OTTOBRE 2004 - Scoppia una nuova polemica in rai. Questa volta l'oggetto del contendere sono le immagini televisive della storica firma della Costituzione, appaltate a un'azienda esterna.

Accende la miccia l'Usigrai, il sindacato dei giornalisti, che in mattinata dirama un comunicato: «Le immagini che avete visto della firma della Costituzione europea non sono immagini Rai. Le riprese sono state effettuate da una società incaricata dalla Presidenza del Consiglio.


Le telecamere Rai - prosegue il comunicato - non sono state ammesse e la Rai non ha potuto scegliere in autonomia come documentare l'avvenimento. Il servizio pubblico, che come voi spettatori sapete ha le capacità tecniche e professionali per raccontare gli eventi istituzionali, i fatti della cronaca o i grandi appuntamenti sportivi, oggi h stato tenuto fuori dalla porta. Per un giorno un'attivit` del servizio pubblico h stata privatizzata. È un attacco alla Rai, ma anche al diritto di voi cittadini ad avere un'informazione corretta e affidabile.»


Dura la replica della Rai: «L'informazione sulla firma della Costituzione Europea è stata realizzata dai giornalisti della Rai che con grande professionalità hanno raccontato l'evento e ne hanno approfondito il significato storico e politico».


«L'Azienda esprime apprezzamento per il loro lavoro e giudica quindi offensivo per i giornalisti della Rai il comunicato dell'Usigrai che li accusa di non aver fornito un'informazione corretta e affidabile, solo perchè le immagini ufficiali della cerimonia - conclude la nota - sono state fornite dalla società incaricata dalla Presidenza del Consiglio di documentare visivamente l'evento».



Ma il Cdr rai non sembra essere d'accordo con l'azienda sulla presunta 'offesa' recata ai giornalisti dal comunicato Usigrai. In una nota consegnata nel pomeriggio alle agenzie di stampa si legge: «I giornalisti della Rai non si sentono affatto offesi dalla nota dell'Usigrai, emessa a tutela del loro lavoro, sono invece offesi per il comportamento dei vertici aziendali che, senza battere ciglio, hanno abdicato al diritto-dovere del servizio pubblico e consentito che una piccola società privata, scelta dalla Presidenza del Consiglio, svolgesse un ruolo che in tutti i paesi europei compete al servizio pubblico».


«L'azienda sa che la produzione delle immagini non è disgiunta dalle parole, le immagini fanno parte integrale del nostro lavoro.
Se il comunicato aziendale è il tentativo, peraltro goffo, di dividere i giornalisti e il sindacato che li rappresenta, questo tentativo viene respinto al mittente».