| 11 GENNAIO / IN NAVIGAZIONE | ||
| Torna il beltempo, avanziamo tra gli iceberg | ||
| Percorriamo il braccio di mare che separa il supericeberg B15 e il ghiacciaio Drygalski. I due sono in rotta di collisione. |
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Latitudine 75 Sud, 11 gennaio, ore 20 (le 10 ora italiana). Sono a meno di un miglio marino uno dall’altro. Il supericeberg B15 - un gigante lungo 138 chilometri che avanza mille metri al giorno verso Nord - e il ghiacciaio Drygalski che si protende 60 chilometri in mare e si frappone alla rotta dell’altro, si approntano ad uno showdown degno di un film catastrofista, che rischia di produrre conseguenze globali. Lo abbiamo verificato di persona grazie a Nave Italica che alla guida del capitano Vincenzo Di Costanzo ha raggiunto il braccio di mare fra i due giganti con una delicata navigazione tra iceberg di varia grandezza. Il Drygalski, che è cresciuto rispetto alla precedenti misurazioni e si presenta percorso nella sua parte finale da grotte e numerose insenature, sorta di piccoli fiordi di ghiaccio che in caso di scontro non potranno non minarne la solidità complessiva, è in vista del B15, che pare persino più alto e più massiccio. In zona comunità di pinguini addormentati sugli iceberg più piccoli e qualche orca. Le correnti sono relativamente forti, il mare finalmente calmo dopo giorni di tempesta. In serata, dopo un giorno sotto un cielo plumbeo, tornerà persino il sole e la temperatura salirà sopra lo zero. Estate piena. Certo, il B15 preoccupa. "Se l’iceberg dovesse sfondare la parte finale del Drygalski o semplicemente sfiorarlo e tirare dritto - osserva il capospedizione di Nave Italica, Roberto Meloni - si infilerebbe, con una differenza di pochi chilometri, nella baia di Terranova, larga sessanta chilometri, dove si trova la nostra base. Nessun problema di sicurezza, ma gli effetti ambientali sarebbero sensibili. A questo punto non ci resta che sperare che l’urto ci sia ma il Drygalski riesca a fare deviare rotta al B15". Il problema è che se il B15 si piazzerà a Baia Terranova interromperà la polynya - la zona di mare perennemente senza ghiacci - facendo gelare Baia Tearranova e bloccando la produzione di acque supersalate. In tal modo alle correnti oceaniche verrà a mancare un 15-20% dell’apporto abituale dell’acqua densa che fa da “motore” al “nastro trasportatore oceanico” e si potranno avere effetti negativi su correnti come quella di Humboldt. Quando succede, al largo del Perù si determina l’effetto chiamato “Nino”: uno sconvolgimento climatico che si estende dall’Asia al Sudamerica. Per conoscere gli sviluppi di questa storia basterà attendere qualche giorno. Lo faremo, con l’ausilio degli elicotteri della base, da “Mario Zucchelli Station” a Baia Terranova, dove sbarcheremo domani assieme ad altri ventisei ricercatori dopo dodici giorni di crociera tra la Nuova Zelanda e l’Antartide: qualcuno in più del previsto. Il bel tempo ha comunque risolto l’impasse logistico di questi giorni. Il C130 con il capospedizione di MZS e altri quattro ricercatori è partito dalla Nuova Zelanda alla volta della base americana di Mc Murdo, da dove raggiungeranno Baia Terranova e 16 ricercatori del Pnra sono partiti per fare il percorso inverso. Tutto è pronto per il terzo e ultimo periodo della XX° campagna antartica italiana.
di Alessandro Farruggia
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