SANITA'
 
Una pillola per i celiaci
E il pane non sarą pił 'tabł'
 

FIRENZE, 16 APRILE 2005 - Pane e pizza presto non saranno più un tabù per i malati di celiachia.

È ormai vicino il traguardo di una pillola da assumere prima dei pasti, che permette di bloccare l'effetto tossico del glutine, consentendo ai pazienti di alimentarsi in modo normale.

Un gruppo di ricercatori italiani che lavora negli Stati Uniti ha infatti dimostrato l'effettiva capacità di alcuni farmaci di bloccare l'aumento di permeabilità intestinale, indotta dal glutine, in animali da esperimento, aprendo così le porte alla sperimentazione sull'uomo già a partire dal prossimo anno.

La notizia è stata annunciata al Congresso Mondiale di Celiachia, in corso a Firenze fino a domani. I futuri trial clinici sull'uomo si basano su studi sulla 'zonulina', una proteina che regola l'apertura dei 'cancelli dell'intestinò.

La ricerca condotta negli USA dall'equipe di Alessio Fasano, Direttore del Mucosal Biology Research Center all'Università del Maryland è stata recentemente pubblicata sulla rivista internazionale Proceedings of National Academy of Sciences.

"La zonulina è una specie di chiave che apre le porte tra una cellula e l'altra della parete intestinale", spiega Fasano; "l'intestino è coperto da un singolo strato di cellule, che formano una barriera formidabile contro gli attacchi esterni ma i celiaci perdono questa caratteristica. proprio perchè producono troppa zonulina. Ed è per questo che 'invasori' come il glutine entrano nell'organismo", prosegue l'esperto sottolineando che nello studio sono stati trattati ratti diabetici con l'inibitore della zonulina, una proteina sintetizzata in laboratorio, prima della perdita della funzione di barriera.

Gli animali trattati non solo hanno mantenuta inalterata la barriera intestinale ma non hanno prodotto neppure gli autoanticorpi che scatenano la reazione immunitaria.

Da qui l'idea di una pillola per i celiaci, contenente un inibitore della zonulina da assumere prima di pasti contenenti farine pericolose, in modo da evitare il contatto tra la zonulina stessa e le cellule intestinali.

"È come mettere della ceralacca sulla toppa di una serratura: la molecola non può attivare le cellule. Il grande vantaggio è che l'azione dell'inibitore è momentanea, per cui tutto torna nelle condizioni di partenza, una volta passato l'effetto", precisa Fasano.