INFLUENZA AVIARIA
 
Prime 'vittime' del virus:
centinaia di posti di lavoro a rischio
 

Bucarest, 28 ottobre 2005 - Le prime "vittime" dell'Influenza aviaria non sono i consumatori, ma i posti di lavoro. Sono infatti ben 200 i lavoratori che rischiano di essere mandati a casa a Forli', a fine anno, per effetto della decisione di chiudere la Centrale Avicola Romagnola controllata da Amadori.

Una scelta che non viene sola visto che anche gli stabilimenti di Ferrara e Feanza si sono gia' visti delineare questo destino.

"Se c'era chi poteva nutrire dubbi, ora c'e' la prova provata: la crisi dei consumi di carne avicola e il conseguente calo della produzione per le prossime settimane e mesi e' un'ottima occasione per licenziare e chiudere stabilimenti", affermano Mirko Masotti, segretario della Flai-Cgil di Forli' e Giordano Giovannini, segretario regionale della Flai-Cgil che ieri sera hanno ricevuto l'annuncio della chiusura dello stabilimento di Forli'.

Tutti negativi i test eseguiti sui casi sospetti in Italia. ''I 582 campioni finora sottoposti alla verifica analitica sul virus H5N1, presso l'istituto di Legnaro, sono risultati tutti negativi. La stessa negativita' si riscontra per altri virus di origine asiatica'', annuncia in una nota il ministro della Salute, Francesco Storace.

''Ho informato il Consiglio dei ministri dell'esito dei primi controlli effettuati sui volatili selvatici principalmente nell'area del Delta del Po, a seguito della recente ordinanza'', prosegue Storace. Il ministro aggiunge che sono in corso ''ulteriori accertamenti circa due soli campioni a bassa virulenza e comunque non riconducibili all'epidemia aviaria in corso a livello internazionale''.

Nell'eventualita' si dovessero invece riscontrare in futuro casi di H5N1, conclude la nota, ''scatterebbero i provvedimenti sulle attivita' venatorie riferite ai migratori, seguendo alla lettera le indicazioni dell'Istituto di fauna selvatica''.

Era stato infettato dal virus killer H5N1 l'airone trovato morto una settimana fa in Romania, nei pressi del confine con la Moldavia.

Lo ha confermato oggi il ministro dell'Agricoltura rumeno. Ieri - ha riferito il ministro - il laboratorio inglese cui sono state affidate le analisi di accertamento 'ha confermato la presenza dell'H5N1nell'airone trovato morto nel Valsui, al quale era stata diagnosticata l'influenza aviaria il 21 ottobre'.

Nel frattempo in Italia la psicosi per l'aviaria sta influenzando in maniera notevole l'economia nazionale. Costa 5 milioni di euro al giorno di mancati consumi, con conseguenze sull'occupazione (180 mila gli addettidel settore) quella che la Coldiretti definisce la 'psicosi' provocata dall'aviaria, che ha ridotto del 50% il consume di carne bianca da parte degli italiani.

Il dato è stato sottolineato dalla Coldiretti a Roma davanti a Montecitorio dove è in corso una manifestazione anti paura con allevatori giunti da tutta Italia per garantire sicurezza, sconfiggere la paura, salvare posti di lavoro con un banchetto a base di pollo e frittata. Una situazione che - sottolinea la Coldiretti - rischia di travolgere anche il comparto delle uova dove sono impegnati 2000 allevamenti con una produzione annuale di oltre 13 miliardi di uova che generano sul mercato un fatturato di 1,250 miliardi di eurograzie al consumo medio da parte dei italiani di 222 uova a testa (12,9 miliardi di uova in totale).

'Anche se - rileva la Coldiretti - le ultime quotazioni sul mercato di Forlì per le uova di calibro medio confermano i prezzi della scorsa settimana, con valori compresi tra 8,10 e 8,30 euro per 100 pezzi, mentre le quotazioni dei polli vivi sono scese al minimo storico di 42 centesimi il chilo con un calo fino al 27 per cento'.

'La situazione di panico che si è registrata è dimostrata - continua la Coldiretti - dal fatto che mentre in Italia si è registrato un crollo del prezzo del pollame su base mensile, il prezzo dei polli aumenta in Francia (+5,2%) e in Germania (+2,9%), mentre rimane pressochè stabile nei Paesi Bassi ed in Inghilterra (-1%) e cala leggermente in Spagna (-2,7%)'. Secondo Coldiretti 'bisogna proteggere dall emotività del mercato un comparto come quello avicolo da carne che sviluppa ogni anno un fatturato complessivo di 3,5 miliardi di euro, circa il 6,5 percento del valore dell intera agricoltura italiana con una produzione di oltre un milione di tonnellate di carni di pollame largamente autosufficiente al consumo nazionale. Si tratta sopratutto di carne di pollo con 675mila tonnellate ma anche di quella di gallina (86mila tonnellate), tacchino (298mila tonnellate) e faraone ed oche (75milatonnellate).

La maggioranza degli allevamenti è localizzata in quattro regioni dell Italia del Nord e in particolare in Veneto (50 percento), ma anche in Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte. Quasi i due terzi (64 %) dei consumatori che hanno cambiato il proprio comportamento di acquisto ora comprano solo carne di pollo italiana. In Italia operano 6000 allevamenti, 173 macelli, 517 imprese di prima e seconda lavorazione che danno complessivamente lavoro a180mila addetti per una produzione complessiva di 1,13 milioni di tonnellate di carne ampiamente superiore ai consumi interni e un fatturato di 3,3 milioni di euro.


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