CASO CALDEROLI / BERLUSCONI
 
'Ho deciso con Bossi'
La minaccia della Lega:
'Pronti a correre da soli'
 
Malumori nel Carroccio dopo le dimissioni di Calderoli per la maglietta anti-Islam. Maroni: 'Basta ingerenze o ce ne andiamo'. Domani decide il consiglio federale della Lega. Berlusconi: 'Ogni decisione è stata presa in sintonia con Bossi'

Roma, 19 febbraio 2006 - Venti di guerra sempre più forti nella Cdl. Il Carroccio ha mal digerito il caso Calderoli, e oggi il ministro Maroni ha minacciato l'uscita della Lega dalla coalizione, per l'atteggiamento di ingerenza del premier e le parole pronunciate ieri a Verona dopo che Roberto Calderoli si era già dimesso da ministro.
Berlusconi risponde immediatamente sottolineando che tutta la vicenda è stata gestita in piena sintonia e accordo con il leader della Lega.

MARONI INFURIATO
Durissimo il ministro Maroni: "Nell'interesse di Berlusconi, nell'interesse della Casa delle Libertà e nell'interesse della maggioranza invito i partiti della coalizione e gli esponenti politici ad evitare di avere atteggiamenti di arroganza e di supponenza nei confronti della Lega".
Lo stesso Maroni non esclude che domani il consiglio federale del Carroccio «possa decidere di correre da solo» alle politiche. Il ministro riferisce di numerose telefonate che avrebbe fatto il premier ad alcuni rappresentanti del consiglio federale. «Berlusconi ha fatto delle telefonate - dice- come se fosse il proprietario della Lega, come se avesse lanciato un'Opa sul Carroccio. Se queste telefonate fossero vere - prosegue Maroni - sarebbe un fatto molto grave che Berlusconi intervenga in fatti interni. Sia chiaro che la Lega non è l'appendice di nessuno. Noi siamo orgogliosi della nostra indipendenza e ci teniamo a mantenerla... altrimenti in questi giorni potrebbero cambiare alcune cose"

'ERO D'ACCORDO CON BOSSI'
Ed ecco la risposta del presidente del Consiglio: ''Rimango esterrefatto per le dichiarazioni del ministro Maroni, che sono assolutamente infondate nei fatti. - ha precisato nel pomeriggio con una nota -. Non c'e' dichiarazione che io abbia proferito, non c'e' decisione che io abbia assunto, se non in totale e continuativa sintonia con il leader della Lega Umberto Bossi, con il quale sono stato costantemente in contatto, fin dal primo momento di questa vicenda. Ripeto: tutte le dichiarazioni, a partire dalla necessita' delle dimissioni del ministro Calderoli - ribadisce il presidente del Consiglio - sono state concordate e hanno avuto l'approvazione dell'onorevole Bossi''.
Berlusconi aggiunge: ''Ho anche parlato ovviamente e piu' volte con lo stesso ministro, con il ministro Castelli, con il presidente Giorgetti, e ho cercato al telefono il ministro Maroni, che pero' non sono riuscito a raggiungere. Questa mattina - prosegue il presidente del Consiglio - ho anche riferito sulla situazione ai due Capigruppo della Lega alla Camera e al Senato, tenendone immediatamente informato l'on. Bossi''.

''Mi sono quindi comportato, nei confronti del ministro Calderoli e della Lega - ribadisce il presidente del Consiglio - nella maniera piu' trasparente, leale e corretta che si possa immaginare, come puo' testimoniare pienamente l'onorevole Bossi''.

INTERVIENE CALDEROLI
''Ancora una volta il presidente del Consiglio vuol farsi portavoce della volonta' della Lega e di Bossi, e io ricordo che Bossi, quando vuol parlare, lo fa con la sua voce'': lo ha detto l'ex ministro Roberto Calderoli replicando alle dichiarazioni di Silvio Berlusconi. ''E domani - aggiunge - si riunisce il massimo organismo della Lega, il Consiglio federale, e la Lega parlera' senza anticipazioni o riporti''.

DOMANI CONSIGLIO FEDERALE
Quella di domani pomeriggio in via Bellerio sarà una riunione del consiglio federale della lega Nord piuttosto calda: l'ordine del giorno dei lavori: è stato modificato all'ultimo momento. Inizialmente la riunione - ricordano le fonti leghiste - era stata convocata solo per discutere del simbolo elettorale. Ora, invece, dopo le dichiarazioni di ieri di Berlusconi, nell'odg è stato inserito anche la possibilità di valutare di andare da soli alle elezioni, ovviamente fermo restando l'accordo siglato con il Movimento per l'autonomia di Raffaele Lombardo.

Non solo in via Bellerio, ma anche tra i militanti della Lega, cresce il malumore dopo che il premier ha insistito sulla vicenda Calderoli nonostante il ministro si fosse già dimesso.
Spiegano infatti fonti leghiste che «sono tutti estremamente arrabbiati», e in quei tutti ci sono anche Umberto Bossi, e il vertice del Carroccio.
Il malumore deriva da come «Berlusconi ha gestito la vicenda e - spiegano le fonti leghiste - soprattutto perché ha voluto stravincere. Ora valutiamo la possibilità di andare anche da soli».


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