IL CASO ALDROVANDI
 
Tonelli: 'Questa società non ci merita'
 
Ha parlato per un'ora in Questura il segretario nazionale del Sap con l'intento di denunciare 'l'azione di sciacallaggio' avvenuta sulla vicenda di Federico Aldrovandi, morto 5 mesi fa sotto gli occhi degli agenti

Ferrara, 25 febbraio 2006 - Salvare i poliziotti dal «processo di piazza», in una «società che a volte non ci merita». Gianni Tonelli, segretario nazionale del Sap (Sindacato autonomo di polizia), ha parlato per un’ora in Questura di quanto è successo in città da cinque mesi esatti a questa parte, ossia da quando Federico Aldrovandi è morto all’alba del 25 settembre in via Ippodromo. Nella sua carrellata, ricca di tanti zoom, Tonelli non è stato tenero con la città estense, perché, a suo parere, «c’è stata un’azione di sciacallaggio con sfumature politiche, ideologiche e anche culturali».

Il primo punto preso in esame dal segretario del Sap — seduto tra due esponenti della segreteria provinciale ferrarese, Matteo Prencipe e Luca Caprini — è stato quello della difesa dei quattro colleghi intervenuti quella tragica mattina. «Il processo di piazza è destinato a condannare i poliziotti che, non essendo neppure indagati, non hanno potuto parlare, né difendersi attraverso dei legali. Ma questo non è giusto. Questa società a volte non ci merita — sottolinea Tonelli — e non merita il sacrificio di questi nostri colleghi». Per chiarezza Tonelli però aggiunge: «Nessuno vuole sconti sugli interventi a carico degli operatori, ma che siano condannati prima di subire un processo, non è giusto».

Si accalora il segretario del Sap: «La perizia dei consulenti della Procura ha parlato chiaro, mentre qui ogni giorno saltano fuori nuovi testimoni e non mi risulta che un solo elemento concreto sia stato fornito alle indagini di questo processo di piazza. E invece la dinamica è chiara: una donna ha chiesto l’intervento delle forze dell’ordine perché c’era una giovane persona che per l’alcol e le sostanze stupefacenti si stava facendo del male. Poi purtroppo questa persona è deceduta».

A questo punto Tonelli arriva a parlare dell’«azione di sciacallaggio», in cui vengono elencati diversi protagonisti: «Oggi gli amici parlano di solidarietà, ma lo hanno abbandonato a due chilometri da casa; anche il primo cittadino si era lasciato andare a critiche, difettando di senso istituzionale. E la mia critica va anche all’opposizione, che non ho remore a definire pavida, perché non ha richiamato il sindaco al senso istituzionale». Poi Tonelli passa al mondo della cultura: «Mi rivolgo a Vincenzo Viglione, dirigente del Csa, e a Giancarlo Mori e Arnaldo Scotti, rispettivamente presidi del liceo Ariosto e dell’Iti (dove sono state organizzate assemblee sul caso Aldrovandi, ndr). Se il loro scopo era educativo avrebbero dovuto organizzare un confronto davanti ai ragazzi e io ora sono disposto a entrare nell’arena in pasto alle fiere». Gli strali di Tonelli sono indirizzati anche «al popolo silente e moderato che non ha voluto dire nulla». Poi, per rimarcare le difficoltà di chi opera sulla strada, ricorda il sacrificio del vicebrigadiere Cristiano Scantamburlo.

Tonelli termina inviando «un abbraccio alla famiglia, anche se verrà respinto, perché noi siamo intervenuti per salvare un ragazzo che si stava facendo male, ma non ci siamo riusciti, e purtroppo ora sopportiamo il fardello. La famiglia ha intrapreso delle azioni che forse tra dieci anni penserà che avrebbe potuto non fare, eppure sono solidale con le azioni della famiglia, ma non con coloro che hanno sciacallato».

Prima di concludere, il rappresentante nazionale del Sap, sfogliando fotocopie di articoli, ha detto «riconosco l’equilibrio della stampa locale». E sui colleghi intervenuti in via Ippodromo e trasferiti in un altro ufficio Tonelli ha commentato così: «La scelta del questore nei loro confronti è opportuna, perchè poteva mancare la serenità durante il lavoro».


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