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TRAGICA FINE

Arezzo, 9 giugno 2006 - «L’ho visto bene, sfilandogli accanto: era vivo, si muoveva e ho avuto l’impressione che stesse per telefonare». Tiberio Terzuoli ha la voce spezzata. Forse non capisce neanche perché sia toccato proprio a lui vedere praticamente per l’ultima volta Mauro Cantarelli. Lui, il grande industriale, una delle chiavi del miracolo aretino, morto l’altra sera dopo un incidente stradale nella zona di Vitiano. O forse Terzuoli semplicemente non sa se certe coincidenze nella vita, come nella morte, abbiano davvero un significato. Lui, che gli era stato a fianco nel consiglio d’amministrazione della Banca Popolare, in coda per un incidente, a ridosso a Vitiano, a ridosso di Castiglion Fiorentino. E in cima alla coda la macchina sventrata dell’amico. «La Mercedes — racconta — era tutta sulla sinistra, sulla parte opposta della carreggiata. Incastrata sul muso di un camion, che a sua volta era stato tamponato da un altro mezzo pesante». Ha fotografato tutto con uno sguardo, ma pare inconsciamente soffermarsi sulle carcasse delle macchine: forse per non tornare a guardare dentro. Finché non può proprio farne a meno. «Passando ho guardato: lui era ancora dentro la macchina. Era scattato l’air-bag, l’ho visto bene, si muoveva, stava per telefonare». Un lampo, poche frazioni di secondo sulla statale 71 che Tiberio Terzuoli non dimenticherà mai più. E con lui quanti non riescono ancora a credere a quello che è successo. Mauro Cantarelli è morto.

E’ morto dopo uno scontro frontale, difficile da capire, al km.,133 e 600 della Statale 71. La Mercedes che esce dalla linea di guida, entra nella opposta corsia di marcia: e lì si va a schiantare contro un autocarro. Alle sue spalle neanche un segno di frenata, neanche un’ombra di copertoni. Un elemento che fa pensare con insistenza all’ipotesi del malore. Cantarelli in fondo ne aveva sofferto in passato, fino ai guai cardiaci pesanti di quattro anni fa, fino alla sala operatoria. Ma il fatto che dopo lo scontro fosse lucido o addirittura che volesse chiamare l’azienda potrebbe anche far immaginare un semplice calo di pressione. O magari una distrazioine fatale.

Un segreto a questo punto difficile da sciogliere. Di certo subito dopo ecco un altro tamponamento, confermato dallo stesso Terzuoli. E la corsa in ospedale. Codice giallo, la sensazione che non ci siano pericoli di vita. E poi le condizioni che precipitano, le gravi lesioni alla cassa toracica, la sala operatoria, la morte. Secondo un iter che solo i medici potranno ricostruire in maniera definitiva. Sempre che serva davvero. Nel pomeriggio di ieri la salma è stata ricomposta nella camera ardente della Croce Bianca. Ed è lì che Cantarelli ha ricevuto l’omaggio di un’intera città, prima della celbrazione del funerale: dalle massime autorità ai suoi dipendenti: in un silenzio composto, ma non pesante.

Al centro lui, senza la barba che lo aveva reso celebre, ma in fondo con l’espressione solida di tutta una vita. Visibili appena pochi segni di quell’incidente che forse ne ha causato la morte: un ampio cerotto, una benda sulla mano destra e poco più. In via della Società Operaia, come se il nome fosse stato scelto apposta per lui, la coda si allunga. Ci sono i figli Alessandro e Rita, con gli occhi rossi, la moglie Gabriella, i nipoti. Chi arriva si ferma un attimo fuori, poi sale le scale, al primo piano per quell’ultimo saluto. Anzi il penultimo.

Tantissima folla si è adunata nella cattedrale per l'ultimo addio, e per ringraziare un uomo che ha contribuito tanto allo sviluppo della città e della provincia.









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