Roma, 17 agosto 2006 - Il presidente del Consiglio Romano Prodi chiede "regole e mezzi chiari" all'Onu per l'impegno dei soldati italiani in Libano, per Silvio Berlusconi "è possibile un'intesa tra maggioranza e opposizione".
Dopo una giornata in cui da Forza Italia si sono susseguiti duri attacchi al ministro degli Esteri D'Alema, il leader della Cdl apre a un'intesa bipartisan, ma lo scontro vero e proprio potrebbe essere solo rinviato al momento della presentazione del decreto del governo che autorizzerà la partenza dei soldati.
In una intervista serale al Tg di La7, Romano Prodi chiarisce: "Non ho mai detto che è una passeggiata". Da parte sua, Berlusconi condiziona la disponibilità dell'opposizione a "due punti" che, spiega, "devono essere tenuti in considerazione per il via libera al contingente italiano": la missione "dovrà portare alla riconquista della sovranità dell'esercito libanese sul suo territorio e quindi al disarmo delle milizie terroriste" e i soldati italiani dovranno stare in una missione "dagli obiettivi politici chiari" e inseriti in "un sistema di comando e con regole d'ingaggio precisi".
La giornata di domani inizierà con un Consiglio dei ministri , al termine del quale i ministri degli Esteri Massimo D'Alema e della Difesa Arturo Parisi riferiranno alle Commissioni Esteri e Difesa congiunte di Camera e Senato. Al termine dell'audizione bicamerale, senatori e deputati torneranno a riunirsi separatamente per discutere risoluzioni e mozioni sull'argomento.
Ma solo quando all'Onu - dove sono in corso febbrili e tese consultazioni sull'argomento - saranno riusciti a varare le regole d'ingaggio per i militari sul campo e quindi a 'interpretare' la risoluzione 1701, nelle aule del parlamento si verificherà la possibile intesa bipartisan sull'unica cosa che conta davvero: il decreto.
Il primo a non farsi troppe illusioni sulla riunione all'Onu è il Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan. Lo ha fatto capire il suo portavoce Stephane Dujarric quando c'era ancora incertezza sulla posizione francese ma un retrofront di Parigi sulla missione era nell'aria. Jacques Chirac ha in seguito confermato la volontà della Francia di guidare la missione, ma ha messo a disposizione un contingente poco più che simbolico di 200 uomini in aggiunta ai 200 già presenti nel sud del Libano e ai 1.700 della missione marittima Baliste.
Per inviarne altri, ha chiesto garanzie sulle regole d'ingaggio. E su questo, oltre che sullo spinoso problema del disarmo degli Hezbollah, non si prevedono discussioni semplici.
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