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Roma, 20 dicembre 2006 - Contro Piergiorgio Welby non c'è accanimento terapeutico. È quanto prevede il parere del consiglio superiore di Sanità (Css) riunitosi dopo una discussione ampia che ha coinvolto 51 membri.
«Voglio tuttavia sottolineare che - afferma Franco Cuccurullo, presidente del Css - la valutazione sulla sussistenza o meno di forme di accanimento terapeutico nei trattamenti sanitari cui è sottoposto il signor Piergiorgio Welby ha assunto una dimensione più vasta che trascende dal caso in sè per toccare ambiti e considerazioni di valenza generale su temi di estrema attualità, come quello del diritto del cittadino a rifiutare cure e trattamenti sanitari in determinate situazioni della vita».
Tra i punti salienti del parere, il presidente del Consiglio superiore di sanità sottolinea «in primo luogo il fatto che l'accanimento terapeutico non è ancora definito compiutamente dal punto di vista scientifico nelle sue diverse accezioni e circostanze. Se infatti non esistono dubbi sulla sussistenza di accanimento terapeutico nei suoi confini estremi, come nel caso di trattamenti oggettivamente sproporzionati, inutili, se non addirittura peggiorativi della qualità della vita in pazienti ormai prossimi alla morte, ben più complesso è esprimersi in quei casi di rifiuto della terapia laddove il paziente presenta condizioni tali da non far desumere la prossimità del decesso.
Ma ugualmente complesso è anche affrontare una serie di situazioni intermedie laddove la percezione soggettiva del paziente sul trattamento cui è sottoposto potrebbe condurre a definire accanimento terapeutico un trattamento di per sè risolutivo per la salute del paziente».
«Parimenti significativa è la valutazione sul fatto che il concetto di accanimento terapeutico non deve essere totalmente omologato a un altro principio fondamentale che è quello del diritto all'autodeterminazione del paziente e cioè al come, entro quali ambiti e principi, possa essere esercitato il suo diritto al rifiuto delle cure. In ultimo, proprio a partire da tale constatazione di incertezza sui confini e i principi entro i quali condurre scelte così importanti per la difesa del diritto all'autodeterminazione e del dovere del medico alla tutela della salute del paziente abbiamo indicato al Ministro la necessità di promuovere nuovi e più cogenti indirizzi e linee guida in materia», ha aggiunto Cuccurullo.
E' un verdetto che gela le speranze del copresidente dell'Associazione Coscioni.
Il ministro Turco aveva interpellato il Consiglio, organo consultivo del ministero, per sapere se le cure cui Welby vorrebbe sottrarsi costituiscono o meno accanimento terapeutico. Oggi, dopo ore di assemblea, il responso negativo.