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LA TASSA DI SUCCESSIONE Eredità 'corrette' sul filo di lana

LA TASSA DI SUCCESSIONE IL MAXI emendamento alla Finanziaria, che tanto rumore ha suscitato, allarga la franchigia sulle successioni sulle quali il decreto fiscale in vigore dallo scorso 29 novembre ha ripristinato l’imposta: è la tassa dovuta in relazione a tutti i beni e diritti trasferiti, anche se situati all’estero, qualora il defunto o il donante siano residenti nel territorio dello Stato italiano.

LE ALIQUOTE da applicare alla base imponibile sono uguali in entrambe le imposte (sulle successioni e sulle donazioni) e si differenziano solo in funzione del grado di parentela degli eredi o dei donatari. In particolare, sul valore complessivo dei beni trasferiti, si applicherà l’aliquota del 4% se beneficiari sono il coniuge e i parenti in linea retta; del 6% per gli altri parenti fino al quarto grado, gli affini in linea retta, nonché gli affini in linea collaterale fino al terzo grado; dell’8%, infine, per tutti gli altri soggetti.

INOLTRE, sia nelle donazioni sia nelle successioni è prevista una franchigia di un milione di euro per ciascun beneficiario, se si tratta del coniuge o di un parente in linea retta. Per i trasferimenti aventi ad oggetto immobili, infine, restano dovute le imposte ipotecaria e catastale nella misura, rispettivamente, del 2% e dell’1% (o 168 euro ciascuna, se il beneficiario è in possesso dei requisiti ‘prima casa’). La franchigia di 1 milione, oltre la quale scatta la tassa di successione per coniuge e figli, vale per ciascun erede e il valore di riferimento per gli immobili è quello catastale.

PER LE EREDITA’ tra fratelli arriva con il maxi-emendamento una franchigia di 100mila euro, soglia oltre la quale scatterà l’aliquota del 6% e non al 4% come nei ‘passaggi’ tra padre e figlio o tra coniugi. Se il beneficiario è una persona portatrice di handicap riconosciuto grave (ai sensi della legge n. 104/1992), l’imposta si applica esclusivamente sulla parte del valore della quota di eredità o del legato che supera l’ammontare di 1,5 milioni di euro.

ANCHE LE AZIENDE familiari vengono escluse dal versamento della rinata tassa sulle successioni e sulle donazioni. Ciò che passa in eredità non deve necessariamente essere l’intera azienda o la società di persone; anche il passaggio di pacchetti di controllo o rami d’azienda, effettuati anche tramite i patti di famiglia, godono dell’esenzione. Le uniche condizioni richieste per poter sfuggire alla tassa è che l’erede mantenga la guida dell’impresa per almeno cinque anni e che i trasferimenti di partecipazioni garantiscano l’effettivo controllo della società. Se le condizioni non vengono rispettate, scatta la perdita del beneficio, il pagamento dell’imposta in misura ordinaria e di una sanzione amministrativa e degli interessi di mora decorrenti dalla data in cui l’imposta avrebbe dovuto essere versata. E’ saltata, invece, l’equiparazione delle agevolazioni tra coniugi e conviventi, argomento che verrà discusso in altra sede, viste le implicazioni non solo fiscali della materia. La tempistica delle nuove regole, ha suscitato non poche polemiche in quanto le norme entrano in vigore retrodatate al 3 ottobre 2006 per le successioni, mentre quelle sulle donazioni valgono dal 29 novembre scorso, giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale della legge di conversione del decreto legge collegato alla Finanziaria.

PER LE MODALITA’ di presentazione della dichiarazione, accertamento, riscossione e irrogazione delle sanzioni, si applicano le disposizioni contenute nella vecchia disciplina, in vigore dal 1990 al 2001, prima che venisse abolita l’imposta di successione. Per esempio, la scadenza per la presentazione della dichiarazione di successione è di sei mesi dalla data della morte e non più di un anno come era stato previsto dal 2003.









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