Una bocciatura che ci può far bene
Michel Platini e la Uefa hanno voltato le spalle all'Italia, come era prevedibile. Al primo scrutinio l'Europeo 2012 è finito nella mani voraci della coppia Polonia-Ucraina. I due Paesi dell'Est avevavo giocato bene le proprie carte, appoggiate dalle autorità poltiche locali, forti di un progetto economicamente solido e di stadi eccellenti. Da Kiev si è mosso perfino il presidente della Repubblica per sostenere la candidatura dell'Ucraina.
L'Italia ha mandato i dinosauri di sempre: l'immarcescibile Carraro, l'eterno Matarrese ma soprattutto non ha saputo cancellare l'aura negativa proiettata sulla nostra candidatura dalla ombre di Calciopoli, dal fango di uno scandalo che ancora affoga il pallone di casa nostra.
Il peso politico e organizzativo della doppia candidatura (visto il successo di Belgio-Olanda) e la considerazione che l'Italia ha già ospitato due Europei (nel '64 e nell'80) hanno pesato in modo rilevante nella scelta dell'esecutivo Uefa, così come la filosofia di favorire la crescita del calcio nei paesi dell'Est. Ma più di ogni altra cosa il voto è stato influenzato dall'aria viziata che circola nel nostro calcio: dagli scandali a getto continuo, fino all'esplosione di violenza di Catania che provocò la morte dell'ispettore Raciti.
E' una bocciatura che diventa salutare per il nostro movimento calcistico: lo spingerà verso un rinnovamento vero, verso una dimensione nuova. Questo calcio ha bisogno di pulizia e soprattutto di uomini nuovi.
di Giuseppe Tassi
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