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A cura di
Matteo Leonelli
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21/04/2007 08:44
DELITTO DI COGNE

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"Annamaria esca dalla gabbia e confessi"

Per il pg Vittorio Corsi, Annamaria Franzoni è colpevole, per l'avvocato Paola Savio la donna è innocente. L'ultima udienza fissata per il 27 aprile, poi sarà emessa la sentenza

Annamaria Franzoni esce dall'albergo per andare in tribunale Torino, 20 aprile 2007 - Un nuovo invito ad Annamaria Franzoni da parte del procuratore generale Vittorio Corsi perchè confessi «metta da parte l'orgoglio». «Vedo una donna - ha detto il procuratore Corsi nella controreplica - che è chiusa in una gabbia, in un buco nero da cui ha paura di uscire senza essere sbeffeggiata. Tutti le vorranno bene, tutti le vorremmo bene, anche se esce dalla gabbia».

 

Nuova udienza, oggi, a Torino, del processo di appello ad Annamaria Franzoni ma non, come alcuni si aspettavano anche a giudicare dal numeroso pubblico presente in aula e fuori dal tribunale, l'udienza ultima. Il presidente della Corte Romano Pettenati ha, infatti, fissato per il prossimo 27 aprile la data della nuova udienza con le conclusioni della controreplica dell'avvocato difensore Paola Savio, al termine delle quali, presumibilmente, la Corte si riunirà in Camera di Consiglio.

 

Oggi la parola è toccata, in apertura, al procuratore generale Vittorio Corsi, che ha deciso di intervenire «per senso morale» spinto a questa decisione essenzialmente per tre motivi: «il primo, perchè lo richiede questo processo che ha avuto un cambio di rotta con il nuovo avvocato difensore; il secondo perchè serve una risposta tecnico-scientifica alle osservazioni della difesa ed, infine, perchè me lo impone un senso morale ed un dovere giuridico per la persona chiamata in causa in modo diretto ed esplicito come ipotetica assassina, la vicina di casa Daniela Ferrod». Replicando a quanto affermato nell'arringa dall'avvocato Savio, il procuratore Corsi ha affermato «lasciamo stare Erba che è tutta un'altra storia» .

 

Un'affermazione a cui ha prontamente risposto l'avvocato Savio nell'iniziare la controreplica: «non ho mai detto che Cogne è uguale a Erba. Non sono stata compresa». Il procuratore Corsi, in particolare, riferendosi alle accuse alla vicina di casa Ferrod ha ribadito «se Daniela Ferrod fosse la vicina cattiva, la vicina di Erba la Franzoni non si sarebbe rivolta ai carabinieri il 30 gennaio 2002 chiamandola la mia vicina e amica».Ed ancora «la Ferrod non possiede un sabot nè scarpe di quel genere, ma altre scarpe già repertate». Quindi le conclusioni del procuratore Corsi che, citando anche un'intervista di Annamaria Franzoni a Bruno Vespa, dove la donna, secondo il procuratore avrebbe ancora una volta parlato dell'assassino ma alluso in realtà a sè stessa, ha oservato «l'arma non è un sabot, l'assassina non è una vicina che non si è curata, il movente non è un dispetto. Chi ha colpito è Annamaria Franzoni, ha colpito in venti secondi senza rendersene conto, dopo una brutta notte»

 

Nel corso della sua controreplica, che terminerà il prossimo 27 aprile, il difensore di Annamaria Franzoni, l'avvocato Paola Savio, dopo aver ribadito che il processo mediatico deve rimanere fuori dall'aula, per non fare «psicologia da principianti. Qui tutti si improvvisano esperti. I periti sono gli esperti, noi no ed allora non sostituiamoci», ha sottolineato ancora una volta il comportamento di Annamaria Franzoni in quanto donna e madre.

 

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