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Matteo Leonelli
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23/04/2007 20:28
LA SCHEDA

Chi era Boris Eltsin

Fu il primo presidente della Russa post Unione Sovietica

Boris Eltsin con Vladimir Putin Roma, 23 aprile 2007 - Passerà alla storia per aver accelerato il crollo dell'Unione sovietica e introdotto il libero mercato in Russia, ma anche per la guerra in Cecenia e gli scandali per corruzione.

 

Boris Nikolaevic Eltsin, morto a Mosca a 76 anni, si staglia come uno dei protagonisti dell'ultimo periodo della Guerra Fredda. Nato il primo febbraio del 1931 ad Oblast, negli Urali, il giovane Boris si laureò ingegnere edile al Politecnico di Sverdlovsk. Nel 1961 aderì al Partito Comunista dell'Unione Sovietica, di cui diventò funzionario nel 1969 e direttore della sezione locale nel 1977.

 

Proseguendo nella carriera del partito, il 24 dicembre 1985 venne promosso segretario della sezione moscovita da dove venne allontanato due anni più tardi, dopo che criticò la lentezza con cui Gorbaciov stava mettendo in opera la Perestrojka. Nel marzo del 1989 venne eletto deputato al Congresso dei deputati del popolo dell'Unione Sovietica e in maggio del 1990 fu nominato Presidente del Praesidium del Soviet Supremo della Rssf Russa. Nel giugno del 1990 dichiarò la sovranità della Russia, dimettendosi dal Partito comunista e il 12 giugno 1991 venne eletto, con il 57,4% dei voti, con la prima elezione a suffragio universale, presidente della Repubblica Russa.

 

Nell'agosto 1991, in una condizione di confusione e catastrofica situazione economica, i comunisti ultraconservatori tentarono un putsch contro il presidente dell'Urss, mentre quest'ultimo si trovava in vacanza in Crimea. Il golpe fallì per la resistenza opposta a Mosca e guidata fermamente da Eltsin, evento che rafforzò la sua immagine a discapito di Gorbaciov sempre più emarginato ed accusato d'aver lasciato fronte aperto ai reazionari del golpe. Il partito Comunista venne messo al bando e i suoi beni confiscati. Il 25 dicembre 1991 Gorbaciov rassegnò le dimissioni e il giorno dopo l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche cessò formalmente di esistere.

 

Eltsin firmò lo scioglimento dell'Urss senza tener conto del risultato del referendum del 17 marzo 1991 (in cui il 75-80% degli elettori si erano dichiarati a favore della sopravvivenza della Federazione). Gli accesi conflitti tra il Congresso e lo 'zar Boris', sfociarono a ottobre 1993, nell'attacco dell'esercito alla sede del Congresso, quando Eltsin ordinò ai carri armati di attaccare il palazzo della Duma, la 'Casa Biancà. Negli scontri tra l'esercito e i circa 10mila manifestanti che erano scesi in piazza a sostegno del Parlamento morirono 145 persone e oltre ottocento rimasero ferite.

 

Il 1994 fu l'anno della prima guerra cecena. I carri armati dell'ex Armata rossa invasero da tre diverse direttive la repubblica caucasica, che rivendicava la sua indipendenza da Mosca La guerra fu disastrosa, ma nel 1996 Eltsin venne comunque riconfermato presidente. Con una salute precaria segnata dal notevole abuso di alcool e fumo, con un'economia portata alla rovina dalla svalutazione del rublo e con la corruzione pubblica in aumento, il 31 dicembre 1999 si dimise da presidente russo, lasciando il posto all'attuale presidente Vladimir Putin, ex capo del Kgb, poi Fsb. Uno dei primi atti del nuovo inquilino del Cremlino fu di garantirgli l'immunità (estesa anche ai suoi familiari), finito nel mirino della giustizia perchè accusato di diversi episodi di corruzione.

 

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