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A cura di
Matteo Leonelli
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30/04/2007 11:31
IL KOLOSSAL

Spider-Man 3. E l'eroe diventa cattivo

Il terzo film della saga uscirà nelle sale italiane domani. Nuova tuta e nuovo modo di essere per Spider-Mman che, scoperta la vera identità dell'uomo che ha ucciso il suo amato zio Ben, è animato soprattutto da rabbia e desiderio di vendetta.

Spiderman 3 Roma, 26 aprile 2007 - NESSUNO È PERFETTO, nemmeno un supereroe come Spider-Man. Riposta in un cassetto la sfolgorante tuta rossa e blu di tante imprese, ne indossa una nera che lo fa sentire più forte e sicuro. Ma a quella nuova uniforme corrisponde anche un suo diverso modo di essere e di comportarsi, più egocentrico e arrogante. In "Spider-Man 3" il superdotato Peter Parker, alias Spider-Man, in due ore e venti di film deve vedersela con molti nemici, dall’Uomo Sabbia a Venom. Ma è soprattutto con la parte oscura di se stesso che è chiamato a lottare. Perché, scoperta la vera identità dell’uomo che ha ucciso il suo amato zio Ben, ad animarlo sono soprattutto rabbia e desiderio di vendetta.

 

DAL 1 MAGGIO, tre giorni prima che negli States, arriva nelle nostre sale, ben novecento, il terzo episodio della saga dell’eroe dei fumetti della Marvel Comics. Squadra che vince non si cambia e visto che i due precedenti film hanno incassato oltre 1,6 miliardi di dollari nel mondo, anche in «Spider-Man 3» ritroviamo Sam Raimi come regista e coautore della sceneggiatura, Tobey Maguire protagonista e, accanto a lui, Kirsten Dunst, l’eterno amore di Peter, Mary Jane, e ancora James Franco, Thomas Haden Church, Topher Grace e Rosemay Harris.

 

La squadra al completo, proveniente da Londra, è arrivata a Roma per presentare il film. Con oltre un’ora di ritardo alla conferenza stampa. Neanche i superpoteri di Spider-Man possono nulla contro il traffico di Roma? Pare proprio di no. «Dal mio albergo a qua avrei dovuto impiegare dieci minuti. Ce ne sono voluti quaranta», si giustifica Tobey Maguire, felicissimo di avere interpretato ancora una volta Spider-Man e pronto, con la storia e il team giusti, a farlo ancora.

 

Sam Raimi, che novità ci sono in questo terzo film?
«Ci sono molti temi che si intersecano, ma quello principale è che la capacità di perdonare deve prevalere sulla sete di vendetta. Peter scopre che è stato l’Uomo Sabbia a uccidere suo zio Ben e allora prova una forte rabbia e desidera più di ogni altra cosa vendicarsi, trascurando anche le persone che gli vogliono bene e la sua amata Mary Jane. Peter fa un percorso di maturazione personale che lo porterà a capire che anche un supereroe come lui ha delle ombre e che anche la personalità dei cattivi non è totalmente negativa».

 

Quando ha realizzato il primo «Spider-Man» immaginava che sarebbe stato l’avvio di una saga?
«Quando ho girato il primo "Spider-Man" sapevo che la Sony aveva intenzione di farne un secondo, ma non sapevo se lo avrebbe affidato a me. In ogni caso, sapendo che comunque ci sarebbe stato un seguito, ho lasciato delle storie aperte, dal rapporto di amicizia con Harry alla storia d’amore con Mary Jane».

 

Si è mai sentito ingabbiato da Spider-Man, stanco di dare vita ancora una volta a un film su questo personaggio?
«Ingabbiato? Intrappolato. No, sto scherzando. Mi sono sentito onorato di avere accompagnato Spider-Man in queste tre storie e sarei pronto a passare la mano ad altri narratori, registi o sceneggiatori, per eventuali seguiti. Mi sento come colui che ha portato finora la torcia, una torcia a cui tanti giovani hanno guardato con interesse».

 

La saga proseguirà? Darà vita anche a «Spider-Man 4»?
«Per portare ancora la torcia dovrei dimostrare di essere il più titolato al mondo a svolgere questo compito. Avere, insomma, una buona storia, che sviluppi ulteriormente i vari temi e personaggi. E fondamentale sarebbe anche avere a disposizione un grande team. Se si realizzassero tutte queste condizioni, allora se ne potrebbe parlare».

 

Dal primo film a questo sono cambiati anche gli effetti speciali che ha utilizzato?
«Ci sono stati degli sviluppi incredibili. Faccio un solo esempio. Per realizzare le scene dell’Uomo Sabbia è stato necessario prima studiare sul campo la sabbia, come si muove, come cade. Degli esperti hanno quindi scritto dei nuovi programmi per creare migliaia di granelli di sabbia con i loro movimenti. L’équipe che ha curato gli effetti visivi era composta da oltre duecento persone. Ma volevo che tutto questo lavoro tecnico rimanesse solo come base per il lavoro degli attori: sono loro a portare emozioni alla storia e ai personaggi».

Beatrice Bertolucci

 

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