Napolitano: "Le denunce non bastono"
Il Presidente della Repubblica è intervenuto sulla sicurezza nei posti di lavoro
Roma, 1 maggio 2007 - Sulla sicurezza nei posti di lavoro e nella prevenzione degli infortuni "non dobbiamo limitarci alla denuncia". E' l'esortazione che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha affidato ai maestri del lavoro premiati oggi in Quirinale nel corso delle celebrazioni del Primo maggio.
"Vigilanza e repressione delle violazioni delle norme vigenti e apprestamento di nuove norme più duramente sanzionatorie" configurano, secondo Napolitano, "quella strategia complessiva di cui si avverte il bisogno e che può partire dalle recenti decisioni e iniziative di Governo".
Accanto a queste serve anche "prevenzione sistematica e a tutti i livelli, formazione con sostegni mirati specialmente alle piccole e piccolissime imprese, rafforzamento dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza". "Qualcosa - annota Napolitano - si sta già muovendo anche sul piano degli accordi aziendali e dei patti locali anti-infortuni, ci sono buone pratiche da far conoscere e da diffondere".
"Ho richiamato tutte queste che sono già indicazioni già emerse nelle sedi istituzionali e di Governo responsabili - continua Napolitano - perché sento che non dobbiamo limitarsi alla denuncia e che siamo in grado di trasmettere un messaggio di ragionata fiducia e di più ampia visione e prospettiva".
Non si può morire di lavoro e non si può "lavorare per salari bassi, talvolta persino indecenti", ha quindi proseguito Napolitano. "Questa sensibilità - ha aggiunto il Capo dello Stato - non può da parte nostra mai venire meno, essa significa partecipazione autentica, commossa al dolore, alla tristezza di tante famiglie e significa dovere istituzionale di reagire, di indignarsi, di gettare l'allarme, di sollecitare risposte".
"Questo dovere ho cercato di assolvere - ha ricordato Napolitano - da quando ho assunto la responsabilità, come presidente, di rappresentare la Nazione anche nei suoi drammi e nella sua sete di giustizia e sicurezza". Infine un pensiero lo ha rivolto ai lavoratori immigrati che "sono tra i meno protetti e garantiti, tra i più soggetti al ricatto del lavoro nero, tra i più colpiti dai rischi di infortunio e di morte".
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