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A cura di
Matteo Leonelli
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15/05/2007 22:09
BOSSI RACCONTA

"La malattia ti cambia
io ero una belva"

Il leader della Lega rievoca così, intervistato da 'Vanity Fair', i primi momenti dopo il malore che ha cambiato la sua vita di politico e di uomo 

umberto bossi Roma, 15 maggio 2007  -  "Avendo studiato Medicina, avevo provato a muovere braccia e gambe e funzionava tutto. Invece quando mi sono risvegliato, non funzionava più niente. Allora ho chiesto, ma cosa mi avete fatto? Pensando che si trattasse di un infarto, mi avevano fatto una coronarografia. Ma io l'avevo detto subito, appena arrivato a Varese, che non era un infarto. Non avevo sentito dolore, avevo solo un'insufficienza respiratoria. Invece mi hanno fatto quell'esame che mi ha provocato tutto il casino al cervello".

 

Umberto Bossi rievoca così, intervistato da 'Vanity Fair', i primi momenti dopo il malore che ha cambiato la sua vita di politico e di uomo.

 

"La malattia ti cambia sì, ti obbliga a cambiare. Io prima - racconta il Senatur - ero una belva, un motore a scoppio che andava sempre, potevo stare una settimana senza dormire; giravo tutte le piazze del Nord Italia senza mai fermarmi, ero capace di andare a Pordenone e tornare di notte in macchina da solo, in automatico. Quando eravamo sotto elezioni, poi, scrivevo tutto il giornale da solo in due giorni. Queste cose non le posso fare più".

 

Un cambiamento che non lascia indifferenti: "Mi arrabbio, sì. Prima - confessa - io non ero mai stato malato in vita mia. Però so che se esageri può saltare tutto. Fumavo due pacchetti di sigarette al giorno.
Adesso fumo il toscano. Alcol no, sono astemio, ho sempre bevuto solo Coca-Cola; zucchero e caffeina ti danno energia".

 


"La Manuela è stata brava. Se non ci fosse stata lei durante la mia malattia, non so come avrei fatto", dice il leader leghista riferendosi alla moglie. "Molte cose me le hanno raccontate. Per esempio, mi hanno detto che la Manuela ha voluto studiare le mie cartelle cliniche e ha deciso lei di farmi trasferire in Svizzera".

 


Cambiato l'uomo, cambiato anche il politico? "Mi arrabbio di meno. Prima cadevo in tutte le trappole, ora ho imparato a guardare solo alle cose importanti. Ormai capisco perchè si dicono certe cose, perchè si fanno certe scelte. Riesco a essere distaccato, a non farmi travolgere". Certo, a parte quella volta, appena tornato a casa dopo il ricovero: "Prima di arrivare c'è una curva strettissima. Abbiamo girato e l'ho vista. Mi sono messo a piangere abbracciato alla casa".

Uno smarrimento condiviso dal popolo leghista "perchè ci credo. Se ci credi tu - spiega Bossi - ci credono anche gli altri, altrimenti non ci crede nessuno".

 

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