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A cura di
Matteo Leonelli
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05/06/2007 13:10
IL CASO VISCO-GF

Bertinotti: "Ricadute politiche"

Berlusconi pensa a nuove elezioni
"Napolitano non faccia il notaio"

Dopo il rifiuto dell'ex comandante delle Fiamme Gialle dell'incarico alla Corte dei Conti, il presidente della Camera gela Prodi. Il leader di Forza Italia: "Un governo istituzionale a tempo. Poi votiamo"

Prodi e Bertinotti Roma, 5 giugno 2007 - Osserva il presidente della Camera Fausto Bertinotti: «Non vedo conseguenze a livello istituzionale perché le decisioni sono state prese dal governo nella sua autonomia, ma ricadute politiche sì, e anche molto pesanti». La maggioranza, per dirla con il ministro Mussi, spera di saltare l’ostacolo ancora una volta e i numeri, ricontati, sembrano esserci: 158 a 156. Ma il cornicione di palazzo Madama è, come al solito, assai stretto ed esposto ad ogni vento e sarà una partita a scacchi quella che si giocherà domani al Senato.

 

La linea della maggioranza sull’affaire Visco-Speciale è quella del basso profilo. Non è stato ancora comunicato chi andrà in aula a riferire la posizione del governo ma l’idea prevalente — una decisione sarà presa questo pomeriggio nel vertice di maggioranza — è quella di affidare il compito al ministro dell’Economia Padoa- Schioppa, in quanto ministro responsabile della Guardia di Finanza e titolare del discastero del quale è viceministro Visco. Ma ieri sera sono anche circolati i nomi dei vicepremier D’Alema e Rutelli e del ministro Chiti. Molto più improbabile che sia Romano Prodi, come chiede l’opposizione, a parlare, perché in tal modo si alzerebbe il livello della partita. Stesso discorso per il voto segreto, che la Cdl chiederà al presidente Marini ma al quale la maggioranza si opporrà per evitare sorprese nel segreto dell’urna. In compenso sembra rientrato il rischio che l’Italia dei valori possa votare per la mozione Calderoli, ingegnosamente congegnata per dare solidarietà alla Gdf e per raccogliere così i voti dell’Italia dei Valori e di qualche senatore a vita. «Noi — ha però chiarito Di Pietro — non voteremo le mozioni della Cdl, che sono assolutamente strumentali visto che il centrodestra sulla Gdf ne ha sempre dette di cotte e di crude».


Il che è un problema in meno, ma per evitare tentazioni di qualche singolo, il ministro della giustizia Clemente Mastella ha elaborato una contromossa che potrebbe essere vincente. «Ritengo che la maggioranza in Senato debba presentare una mozione nella quale si esprime solidarietà alla Guardia di Finanza — osservava ieri Mastella — che è una istituzione che va al di là del generale Speciale. Se tutto il Parlamento esprimesse grande solidarietà e grande apprezzamento alla Guardia di Finanza sarebbe il modo più bello per chiudere questa ferita, un gesto politico i cui contorni andrebbero al di là delle mura del Senato». E, va da sè, questa operazione depotenzierebbe le possibilità di successo della mozione della Lega e quasi certamente di ogni altra che la Cdl potesse proporre.


«Nel voto non dovremmo avere particolari problemi — sostiene il segretario Ds Piero Fassino — e la partita finirà lì perché non vogliamo contribuire ad alzare la tensione, come sta facendo il centrodestra». L’analisi è prudente, e saggia. Ma altri sono più duri. Angius ad esempio. E il segretario del Prc Giordano, che attacca: «I poteri forti si ribellano. La destra assume posizioni di fortissima strumentalità per colpire chi ha tentato di smascherare i santuari dell’evasione fiscale». Clima incadescente, quindi. E questo alla Cdl non dispiace di certo.

di Alessandro Farruggia

 

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