Le telefonate tra D'Alema a Consorte:
Il ministro degli esteri: "Facci sognare, vai!"
Nei verbali da oggi a disposizione degli avvocati una lunga stagione di intrecci e affari. Sono 73 le intercettazioni di sei parlamentari: i Ds Fassino, D’Alema, Latorre e i forzisti Grillo, Comincioli e Cicu
MILANO, 11 giugno 2007 - BANCOPOLI si arricchisce oggi di un nuovo capitolo. Via libera agli avvocati che avranno voglia di curiosare fra le 73 intercettazioni telefoniche dei sei parlamentari (i Ds Fassino, D’Alema, Latorre e i forzisti Grillo, Comincioli e Cicu) con alcuni imputati nell’inchiesta Antonveneta-Unipol.
Ma le trascrizioni di quelle telefonate, pur non essendo più coperte dal segreto d’indagine, non verranno consegnate ai legali, che possono soltanto prenderne visione in una stanza apposita della cancelleria vigilata dai carabinieri, senza portare con sè cellulari o scanner e solo per tre giorni. Al termine dei quali verrà fissata l’udienza dove il gip Clementina Forleo deciderà quali telefonate meriteranno di essere inviate alle Camere per ottenere l’autorizzazione alla loro utilizzabilità come atto processuale.
NORME RIGIDE e blindate. Ma comunque vada, l’indagine sulla scalata occulta della Banca Popolare di Lodi e dei suoi alleati ‘concertisti’ all’Antonveneta, accertamenti estesisi poi all’Opa di Unipol sulla Bnl, al rastrellamento di azioni Rcs ad opera di Ricucci, alle operazioni della holding di Gnutti e anche all’utilizzo di fondi della presidenza Confcommercio, resterà nella storia della seconda Repubblica quanto Mani Pulite ha segnato la prima.
Se non altro in termini patrimoniali: quasi 300 milioni di euro (600 miliardi di lire) recuperati finora dai magistrati, una cifra che fa impallidire il monte-risarcimenti di Mani Pulite (150 miliardi di lire).
Mai un gruppo di scalatori in Italia ha fatto una fine così rapida. Forse per le dimensioni del tesoretto che avevano accumulato. Una parte di "furbetti" (Gnutti e compagni) i denari li aveva ammucchiati nella scalata Telecom. Quegli stessi soldi, poi, sono stati investiti nelle spericolate operazioni del banchiere emergente Fiorani.
E nell’estate del 2005 li troviamo impegnati su quasi tutti i fronti possibili. Fiorani è in lotta con gli olandesi della Abn-Amro per conquistare l’Antonveneta e grazie all’appoggio del governatore di Bankitalia Antonio Fazio, gli sembra quasi di avercela fatta. Intanto finanzia altre due operazioni. La scalata alla Bnl, contro gli spagnoli del Bbva. E la scalata di Ricucci alla Rcs-Corriere della Sera. Quando i furbetti capiscono che la Bnl è una preda troppo grande, passano la mano a Giovanni Consorte dell’Unipol.
C’è un momento, verso fine luglio, in cui sembra che gli scalatori riescano a mettere le mani sulle loro prede. Qualcuno, nel mondo della politica, arriva a pensare che siano i nuovi «capitani coraggiosi», capaci di far fuori le vecchie famiglie del capitalismo italiano. I Fiorani, i Gnutti, i Ricucci, i Lonati, i Coppola dipinti come i nuovi, veri signori d’Italia.
IN REALTÀ gli avvenimenti successivi dimostreranno che i soldi messi in campo erano tanti, ma non moltissimi: la maggior parte veniva dalla Popolare Italiana di Fiorani. L’intera vicenda comincia a crollare quando i magistrati di Milano decidono, sulla base di un esposto di Abn-Amro, di occuparsi della vicenda. Controllano in fretta i libri contabili, piazzano microspie ovunque e intercettano decine e decine di telefonini.
I risultati sono rapidi. Al punto che già il 2 agosto il gip Forleo blocca tutto e sequestra le azioni con cui Fiorani voleva l’Antonveneta. A quel punto la verità viene a galla. I nuovi signori altro non sono che piccoli speculatori. Fermato e messo fuori dalla banca Fiorani, il cassiere di tutti, c’è una ritirata complessiva.
La Popolare Italiana, travolta dallo scandalo, rinuncia all’Antonveneta, che finisce all’Abn-Amro. L’Unipol alla fine deve arrendersi, convince Consorte ad andarsene e la palla torna al Bbva, che la perde a favore della francese Bnp Paribas. Anche Fazio esce di scena. Tutti spazzati via nel giro di un’estate.
SPUNTA IL NOME DI D'ALEMA
"Dobbiamo vederci personalmente, stai attento alle comunicazioni". E' questo il contenuto di una telefonata del 14 luglio 2005 tra Massimo D'Alema e Gianni Consorte.
Il 14 luglio del 2005 D'Alema è a un convegno su Amendola in compagnia di Stefanini della Lega delle cooperative e appunto avverte Consorte della necessità di vedersi di persona. D'Alema dice a Consorte di mettersi d'accordo con Nicola Latorre. Nella telefonata successiva viene raggiunto l'accordo tra Consorte e Latorre di vedersi a cena la domenica seguente a casa di Latorre.
E ancora: ''Facci sognare! Vai!'', avrebbe detto il ministro degli Esteri all'ex presidente di Unipol Giovanni Consorte. Il colloquio e' tra Consorte e Latorre, poi a un certo punto il telefono viene passato a D'Alema che, rivolgendosi a Consorte a proposito della scalata Bnl, secondo quanto e' trapelato- gli direbbe: - D'Alema: va bene. Vai avanti vai! - Consorte: Massimo noi ce la mettiamo tutta.
- D'Alema: facci sognare. Vai!
- Consorte: anche perche' se ce la facciamo abbiamo recuperato un pezzo di storia, Massimo. Perche' la Bnl era nata come banca per il mondo cooperativo.
- D'Alema: e si chiama del Lavoro, quindi possiamo dimenticare?
- Consorte: esatto. E' da fare uno sforzo mostruoso ma vale la pena a un anno dalle elezioni.
- D'Alema: va bene, vai!
FASSINO E CONSORTE
"Abbiamo il 51,8% di Bnl e nell'operazione ho coinvolto 4 banche cooperative che fanno capo a Stefanini". Sono le parole che in una telefonata del 17 luglio del 2005 l'allora numero uno di Unipol Gianni Consorte disse a Piero Fassino, segretario dei Ds.
RICUCCI E LA TORRE
"Ormai, stamattina a Consorte gliel'ho detto, datemi una tessera perché io non ce la faccio più", dice ridendo il 18 luglio 2005 Stefano Ricucci parlando al telefono con Nicola La Torre, secondo una delle trascrizioni depositate dal gip Clementina Forleo e che i legali degli 84 imputati dell'inciesta sulle scalate bancarie stanno esaminando.
La Torre: "Stefano". Ricucci: "Eccolo il compagno Ricucci all'appello".
Dice La Torre a Ricucci: "Ormai sei diventato un pericoloso sovversivo. Rosso oltretutto". Ricucci replica: "Ho preso da Unipol io tutto, tutto a posto, abbiamo fatto tutte le operazioni con Unipol".
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