Dopo le telefonate dello scandalo
la politica "spinge" sul decreto legge
Il ministro Mastella: "Il ddl p fermo in Senato dopo il s' della Camera. Dal 17 aprile poteva essere approvato in una settimana". Schifani: "Faremo la nostra parte"
Roma, 12 giugno 2007 - Il giorno dopo la diffusione delle intercettazioni sul caso Unipol, non si placano le polemiche nel mondo politico. I Ds, sotto attacco per le conversazioni tra Massimo D'Alema, Piero Fassino e altri con l'ex presidente di Unipol Giovanni Consorte, hanno reagito con fermezza.
Il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, sottolinea l'urgenza che si approvi il ddl sulle intercettazioni che, dopo il sì all'unanimità della Camera, è fermo in commissione giustizia al Senato.
Secondo il Guardasigilli, bisogna fare presto «per evitare che ritorni in Italia questo conflitto tra politica e magistratura, che ritorni una stagione velenosissima peggio delle vicende catilinarie».
E si lamenta del fatto che dal 17 aprile (quando il ddl ha avuto il via libera di Montecitorio, tra l'altro dopo 7 mesi di impasse) sia fermo al Senato mentre invece «poteva essere approvato in una settimana». Due mesi fa il testo era stato licenziato anche sull'onda delle polemiche nate a metà marzo dal caso Sircana. Polemiche a parte, entrambi i poli vogliono una regolamentazione della diffusione delle intercettazioni e dicono no alla gogna mediatica.
Renato Schifani (FI) parla della disponibilità del suo partito a votare il ddl: «Confermiamo di essere pronti a fare la nostra parte come è sempre accaduto in questi mesi, per approvare rapidamente il ddl sulle intercettazioni. Dispiace però doversi occupare di questi argomenti solo quando la polemica emerge. Sarebbe stato più giusto farlo prima, lontano da ogni ipotesi di sospetto».
Caustico Francesco Storace (An) che osserva: «La cosiddetta opposizione sul caso Unipol è stupefacente. Prevale l'amor di casta e rinuncia ad inchiodare una maggioranza senza vergogna. Si teme qualcosa?».
Secondo Gennaro Migliore (Prc) «le intercettazioni devono essere regolate».
Critico Massimo Donadi (Idv) sul fatto che «la continuità tra la politica e la lega delle cooperative non è una cosa sana. Nelle grandi operazioni economiche, la politica deve fare da arbitro non da giocatore». Intanto, Consorte si limita a dire che «in quelle telefonate non c'è niente da capire. Comunque sono tutte a mio favore, e siamo appena agli inizi».
E Nicola Latorre, coinvolto pure lui nelle intercettazioni, si è concesso una battuta: «Non parlo. Anzi, parlo solo al telefono...».
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