Amato: "Una follia tutta italiana"
Il ministro dell'Interno: "Qualunque cosa venga detta al telefono, se poi tocca incidentalmente qualche processo, esce quale che ne sia la sua rilevanza".
Lussemburgo, 12 giugno 2007 - Quella delle intercettazioni telefoniche è una follia tutta italiana. Non ha dubbi, il ministro dell'Interno, Giuliano Amato, che, interpellato dai giornalisti, esordisce con cautela, con la premessa di non essere poi così informato.
«È evidente - ha affermato - che mi lascia perplesso, ma perplesso è una parola così tenue. Già in passato mi sono espresso con parole più forti rispetto a questa follia tutta italiana, che qualunque cosa venga detta al telefono, se poi tocca incidentalmente qualche processo, esce quale che ne sia la sua rilevanza».
A Lussemburgo per la riunione dei ministri della Giustizia e degli Interni della Ue, Amato non nasconde il suo rammarico per il fatto che non sia ancora stata fatta una legge in proposito. «È chiaro - ha sottolineato - che il sistema da noi non funziona. Non è possibile che dalle sedi giudiziarie esca tutta questa roba. Ma non abbiamo ancora trovato il modo di affrontarlo».
Sull'ipotesi del procuratore di 'Mani pulitè, Francesco Saverio Borrelli, che propone il carcere per i giornalisti che violano il segreto istruttorio, Amato ha così risposto: «Io ho sempre cercato una soluzione diversa. Il ddl sulle intercettazioni illegali prevedeva per i giornalisti una sanzione per violazione del codice deontologico, posizione che non ha suscitato particolari proteste».
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