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A cura di
Matteo Leonelli
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13/06/2007 17:45
L'ANTEPRIMA

"Basta poco per farmi arrabbiare"

Dalle "baionette degli Usa" a "quel drogato di Hitler": Rossi a Latina si scatena. Stasera tutto pronto per la prova generale del suo tour che lo vedrà debuttare domenica prossima all’Heineken Jammin’ Festival

Vasco Rossi Latina, 13 giugno 2007 - "IO RE DEL ROCK? Mi basterebbe essere re di me stesso». Nemmeno per Vasco Rossi è facile essere Vasco Rossi. Mister Albachiara lo ammette candidamente in un albergo a due passi da quello Stadio Francioni in cui stasera ritroverà il suo popolo per la prova generale del tour che lo vedrà debuttare domenica prossima all’Heineken Jammin’ Festival per poi proseguire alla volta di Milano (21 e 22 giugno), Roma (27 e 28), Torino (3 luglio), Messina (7 luglio), Bari (10) ed Ancona (14). Introdotto dalla Cavalleria Rusticana di Mascagni, lo spettacolo parte sulle note di «Basta poco» per poi spaziare tra le pietre filosofali di una vita spericolata senza tralasciare cose un po’ meno frequentate come «Voglio andare al mare», «Il lunedì», «Sai che cosa c’è», «Domani sì adesso no», «La strega», «Sette minuti», l’incursione nel songbook battistiano de «La compagnia» (anche se scritta nel ’70 da Mogol e Donida per Marisa Sannia). Fra le sorprese, oltre al batterista Matt Laug, ex di Alanis Morissette e di Slash, pure l’inedito «Non sopporto», brano punk-rock dal testo tiratissimo. La sua verità Rossi se l’appunta in cinque cartelle che legge prima di affrontare il fuoco di fila delle domande.

 


LO SHOW. «Non "basta poco" per produrre uno spettacolo rock di queste dimensioni. Per reggere il confronto con le grandi produzioni internazionali, infatti, ci abbiamo investito oltre 15 milioni di euro. E’ l’unico modo per contrastare lo strapotere della cultura dominante che inglesi ed americani esportano da cinquant’anni sulla punta delle loro baionette. Sono le conseguenze del Dopoguerra. Per colpa di Hitler, che era un pazzo drogato di anfetamine come una pera, abbiamo patito 40 milioni di morti e una cultura dominante. Ora però anche noi italiani cominciamo a difenderci bene, perché dopo trent’anni di semina abbiamo cominciato ad usare il linguaggio rock con credibilità e questo ha fatto presa sulla gente. Oggi all’Heineken Jammin’ Festival il mio nome è scritto più grosso di quello dei Linkin’ Park e questa è una bella conquista».



IL PALCO. «E’ inondato di vegetazione perché vuol rappresentare una città invasa dalla giungla; la civiltà assediata dalla inciviltà. La gente comune, quella che cerca di vivere una vita normale e crescere dei figli, è infatti ostaggio di pochi estremisti. La nostra società ha delle crepe in cui si insinua la jungla, l’estremismo, ma anche chi crede di avere la vita garantita. E invece non è così perché esistono le disgrazie e in quanto tali vanno accettate. In questo la fede aiuta e ciascuno deve coltivare la sua spiritualità, senza che gliela impongano agli altri. Non ci sono soluzioni semplici, e quelli che ne prospettano sono dei farabutti. Solo la musica, unisce, aggrega e consola. E va aiutata, protetta, difesa, consigliata perché è un bene e una benedizione. Allo stadio non ci sono tifoserie che si confrontano e si scontrano, ci sono solo giovani che vogliono stare insieme e in quel rito laico io mi riconosco».


IL REPERTORIO. «E’ stato un peccato escludere "Senza parole", "Ogni volta", ma dalle 150 canzoni del mio repertorio ne potevo attingere solo 25-28. E la scelta è stata dura. Voglio uno spettacolo dinamico e se metto in repertorio un pezzo come "Anima fragile" sono costretto ad escludere cose che hanno lo stesso clima tipo "Ogni volta" o "La nostra relazione"».


IL NUOVO ALBUM. «Al momento lo chiamo "disco volante", perché al momento non c’è niente di deciso. La discografia è in crisi nera, grazie anche a una campagna dei media secondo cui un cd costa molto mentre i jeans di Dolce & Gabbana poco. Ma c’è anche la pirateria, lo scaricamento illegale, che è un furto. In questo stato di cose io sopravvivo comunque, tutti quelli che lavorano grazie ai miei dischi non so».



IL MIRACOLO. Chi si crede di essere, Vasco Rossi? «Non saprei, ma all’Heineken stavolta non userò l’elicottero perché, visto che si svolge a Venezia, arriverò sul palco camminando sulle acque».

di Andra Spinelli

 

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