Addio al signore dello stile
Genio schivo e rigoroso, interprete del Made in Italy, cultore dell'eleganza sontuosa e sensuale, era entrato nell'Olimpo dell'Alta moda disegnando per la maison Dior
PIOVEVA quel pomeriggio del 27 luglio 1989, nel cortile del Museo Galliera, e Gianfranco Ferré aveva ancora la barba scura e il sorriso franco dei suoi gagliardi 45 anni. Alla prima uscita con la sua Alta Moda per la maison del mito, la Christian Dior di cui era da pochi mesi il direttore artistico, l’«italiano» come lo chiamavano con una punta di invidia a Parigi si portava a casa il Ditale d’Oro, la massima onorificienza per un couturier.
Quando lo alzò in alto, festoso, dal piccolo gruppo di inviati di moda italiani si levarono grida di gioia, da stadio.
MAGNIFICO Ferré, fantastico incantatore con quei vestiti leggiadri e sontuosi, costruiti eppure lievi, preziosi ma moderni. Nuvole di chiffon e corolle di seta che hanno vestito il mondo e continueranno a vestirlo, nelle emozioni, anche dopo di lui. Un grande della moda, l’Architetto, un precursore sempre e uno sperimentatore della materia, un stilista che ha raccontato coi suoi colli gentilizi per lei e le spalle kennediane per lui i cambiamenti della nostra società.
E oggi che Gianfranco è volato in cielo con tutti i suoi sogni e i suoi disegni di bellezza, a 63 anni dopo un’agonia disperata di tre giorni, lo vogliamo ricordare così, come un Italiano che ha sempre onorato il suo Paese. Non un patriottismo retorico il suo, ma operosissimo e tutto d’ingegno e di creatività. Oggi in tanti diranno e scriveranno che era un genio. Vero, verissimo. Ma per fortuna lui non se ne è mai vantato.
Schivo e silenzioso, severo e tenero, come in queste sue ultime ore di sofferenza. Elegantissimo d’animo, generoso coi poveri, internazionale di testa e provinciale nel cuore, milanese ma attaccatissimo alla sua Legnano dove i parenti ieri lo hanno subito riaccompagnato. Quasi a voler riannodare i fili di una vita intensa e concreta, ricca di affetti veri come quello per la cugina Rita Airaghi che gli è sempre stata al fianco. Un ragazzo borghese che ha spiccato il volo della celebrità con le sue sole forze.
Fondatore del made in Italy, difensore dell’eleganza senza tempo, esploratore e inventore di tendenze, maestro di collezioni cariche di grazia e di grinta. Per vedere le sue giacche si facevano ore di fila nei primi anni Novanta sulle scale mobili in Fiera.
OGGI come non ricordare l’ultimo applauso, carico di ammirazione e di stima, dopo l’ultima collezione donna, il 23 febbraio scorso, che come sempre ci aveva lasciato con gli occhi pieni di colori, di plissè, di volant, di trasparenze sublimi, di abbracci di seta e di zibellino, di bagliori d’oro e di pietre preziose. Lui ha pianto di gioia e molti anche. Con quella disciplina lombarda che doveva aver «bevuto» col latte materno, Ferré già provato nel fisico dalla malattia non si era sottratto nella frenesia del backstage alle interviste, raccontando appassionatamente le sue intuizioni e i suoi incanti.
Con una voce dolente, che sembrava non riuscisse più a seguire il pensiero che invece era rimasto immune dalla ferocia di due ictus. Ora l’emorragia cerebrale ha interrotto il lavoro per la collezione uomo in calendario per Milano Moda Uomo per domenica 24. E adesso diciamo subito che la vogliamo vedere quest’ultima prova d’autore, per mandargli un applauso lassù, nel suo nuovo atelier.
«Se chiudo gli occhi lo ricordo come una persona buona, gradevole, intelligente. Come tutti i grassi aveva un’aria paciosa ma dietro gli occhiali lo sguardo era acutissimo», ricorda un amico di sempre come Beppe Modenese. «Era un signore prestato alla moda, non un carattere facile ma quando diventava amico era prezioso. Il suo segno di stile resterà sempre purissimo», conclude Modenese. E di questa signorilità parla anche Alberta Ferretti che ne ricorda la semplicità e la generosità, l’eleganza innata dentro. «Era un piacere incontrarlo, così silenzioso e singorile», dice con nostalgia Alberta. «Ferrè ha rappresentato la forma più alta dello stile, dell’artigianalità e della maestria creativa. Un vero artista — così lo descrive Roberto Cavalli — Un puro, una bellissima persona».
LA MORTE, in fondo, lo ha colto di sorpresa. «Solo giovedì siamo stati insieme al Politecnico e lui ha tenuto ai ragazzi una lezione indimenticabile — ricorda Franca Sozzani, direttore di Vogue Italia — Era felice!». «L’ho conosciuto a New York con Valentino e siamo diventati subito amici — spiega Ermanno Scervino — Gianfranco è stato un grande talento, un grande maestro, un orgoglio d’Italia». Raffaello Napoleone ricorda la generosa donazione alla Galleria del Costume, Beppe Angiolini commosso dice solo: «Era straordinario».
Tristissimo anche Valentino che confida: «Una delle persone più dolci e riservate di tutta la moda mondiale». Giorgio Armani parla di «un uomo civile», una persona forte per dignità e coerenza», Mario Boselli sottolinea come «Ferrè ha fatto del pret à porter la couture moderna. Disegnando l’alta moda per Dior ha dimostrato che l’Italia non è seconda a nessuno».
di Eva Desiderio
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