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A cura di
Matteo Leonelli
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20/06/2007 14:24
ODISSEA AEREA

Da Napoli a Torino tra mille difficoltà

Riportiamo l'articolo scritto da Marco Travaglio per L'Unità e ripreso da Dagospia.com, in cui il giornalista racconta la sua odissea aerea. Una vera impresa tra cancellazioni, ritardi e code folli

Sicopero Alitalia Lunedì mattina ho l’aereo da Napoli per tornare a Torino, con scalo a Roma. Decollo alle 11.15, poi da Fiumicino alle 13.35. Alitalia. Vincenzo, un bravo e simpatico collega, passa a prelevarmi in albergo a Vico Equense, alle nove e un quarto. «Di qui all’aeroporto sono tre quarti d’ora, ma non si sa mai, meglio partire in anticipo».

 

Infatti da Vico a Capodichino c’è un traffico da impazzire. Apro il finestrino per fumare, ma la macchina è invasa da una puzza micidiale, un po’ smog e calura, un po’ monnezza, un po’ monnezza bruciata. Cumuli enormi ai lati dell’autostrada: «Ma molto meno del solito», mi assicura Vincenzo. Sui giornali la Jervolino annuncia la fine dell’emergenza rifiuti, se lo dice lei…


L’ultimo tratto è una via crucis. Incidenti, cantieri, deviazioni, code, gomme che esplodono, macchine che fondono, sirene di polizia e ambulanze, gente che impreca. Il mio aereo si allontana. Mi sa che lo perdo. Arrivo alle 10.50. Ai check-in code sovrumane. Ho la tessera Ulisse, chiedo della saletta Alitalia. «Non c’è più, l’hanno chiusa», mi dice una signorina vestita di verde.

Mi incolonno e apprendo dalla vox populi che per Roma non c’è fretta: ritardo di un’ora, se va bene. L’addetto mi fa le due carte di imbarco. Chiedo se ce la farò ad acciuffare il Roma-Torino delle 13.35. «Fate in tempo, dotto’, facile facile». Si parte con un’ora e un quarto di ritardo. Atterraggio a Fiumicino alle 13.20. La hostess rassicura: «Niente pullman, si scende direttamente in proboscide». Ma la proboscide è finta: fa una deviazione, porta alle scale e di lì sulla pista.

Se ci facevan scendere dall’aereo, risparmiavamo tempo e fegato. Ma, com’è noto, in Italia la linea più breve tra A e B non è la retta: è l’arabesco. Tutti lì sulla pista sotto il sole ad attendere il pullman che non arriva. I minuti scorrono, finalmente ci caricano e ci portano ai transiti. Le 13.30. Corro al banco Alitalia con le budella in gola: «Faccio a tempo per il Torino delle 13.35?».

La signorina mi compatisce: «Non ha saputo che il 13.35 è stato soppresso? Non esiste più. Avrebbero dovuto dirglielo a Napoli. Infatti lei è sul volo delle 16.35». Controllo: è proprio così, l’impiegato di Napoli, mentre mi garantiva che ce l’avrei fatta a prendere il 13.35, mi metteva sul 16.35. Ho un impegno nel pomeriggio, non posso perdere tre ore. Corro al banco Airone: c’è un bel volo alle 14.45.

«Compro il biglietto, a qualsiasi tariffa». Risposta della signorina vestita di giallo-blu: «Non possiamo fare biglietti. Dovrebbe uscire, andare in biglietteria, rifare il check-in, ripassare ai controlli e tornare su». Guardo l’orologio: quasi le 14. Corro in balconata a vedere le biglietterie di sotto: code folli.

Rinuncio, annullo l’impegno a Torino, vado all’uscita A12, tiro fuori il portatile e mi metto a scrivere “Uliwood”. Verso le 16, poco prima dell’imbarco, l’aereo per Torino sparisce dal display, sostituito da Verona. Chiedo lumi al tipo Alitalia che sta cercando di dire qualcosa al microfono che non funziona ed emana un gracchio inascoltabile.

Comunque il Torino ritarda di un’altra ora e mezza. Molti passeggeri in attesa, con l’aria rassegnata di chi ci ha fatto il callo, biascicano: «Succede quasi sempre così: si vede che sul 16.35 siamo in pochi e, per risparmiare, ci accorpano su quello delle 18. C’è sempre una scusa». Bene, penso: almeno così si rende la vita difficile a eventuali terroristi, prima di dirottare Alitalia ci penseranno mille volte.

«Spero che Alitalia fallisca e la compri Aeroflot: peggio di noi, i russi non potranno ridurla». Un tizio mi corregge: «Guardi che Aeroflot s’è ritirata oggi, non ci vogliono neanche quelli». «Allora spero in un’Opa della compagnia dell’isola di Pasqua». Vado a fumare nel loculo dei viziosi, tanto all’imbarco manca un’ora. Torno dopo 10 minuti: il gate è deserto.

Cancellato anche questo volo? No, «imbarco terminato». Il ritardo di un’ora e un quarto è stato anticipato di mezz’ora. Magari, se resto a terra, mi stabilisco qui, come Tom Hanks. La mia faccia impietosisce la signorina, che mi imbarca. Atterro a Torino che son quasi le 19. A casa arrivo alle 20. «Papà, ma non dovevi arrivare dopopranzo?». Il Tg1 annuncia la novità del giorno: accordo bipartisan destra-sinistra sull’emergenza intercettazioni. Ecco finalmente il vero problema del Paese. La vera priorità. Siamo in buone mani.

 

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