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Matteo Leonelli
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16/07/2007 13:05
ISRAELE

Peres ha giurato
E' il capo di Stato

Il Nobel per la Pace ha prestato giuramento come nono presidente israeliano di fronte alla Knesset. Si impegna in prima persona "A incoraggiare il processo di pace"

simon peres Gerusalemme, 15 luglio 2007 - Dal vertice dello Stato ebraico il neo-presidente Shimon Peres non rinuncerà a impegnarsi in prima persona "a incoraggiare il processo di pace". Questo sarà l'obiettivo del suo settennato, come spiega il Nobel per la Pace che oggi ha prestato giuramento come nono presidente israeliano di fronte alla Knesset. Peres, 84 anni il mese prossimo, assicura che da questo momento non sarà più "il difensore degli interessi di una parte, ma di tutti i cittadini per incoraggiare il processo di pace al nostro interno, con i nostri vicini e nell'intera regione".

 

Il neopresidente si impegna poi a rendere più sicura la vita degli arabi israeliani, vittime di discriminazioni: "Se non godranno di una completa eguaglianza, noi non saremo in pace con noi stessi e con i nostri compagni" afferma. E ancora: "Israele dev'essere accogliente per gli ebrei che non sono israeliani, ma anche per gli israeliani che non sono ebrei. Lo Stato - dice - deve offrire le stesse possibilità a tutta la sua popolazione, a prescindere dalla differenza di religione, etnia o sesso".

 

Nella cerimonia odierna, a coronamento dei sessant'anni di carriera politica, Peres, l'uomo che ha sempre sognato un "nuovo Medio Oriente", dimostra ancora una volta il suo ottimismo, che resta immutato con il passare degli anni. E in un'intervista all'Ap, afferma che "dopo una carriera così lunga, se la mia fame di potere si è saziata, la mia inclinazione ai sogni e ad agire per dare un volto a questi sogni è più grande che mai".

 

"Permettetemi di essere un sognatore per il mio popolo e di mettere a frutto i lati positivi del nostro stato" dice al parlamento, dove rilancia il suo piano di trasformare la valle del Giordano e quella dell'Arava nel sud di Israele in "vallata della pace", progetto che vuole sviluppare insieme alla Giordania e ai palestinesi. Consapevole dei vincoli politici del suo nuovo incarico, Peres si dimostra comunque determinato a portare avanti la sua crociata per la pace con i palestinesi. Il neo-presidente resta convinto che Israele debba rinunciare a una parte significativa dei Territori conquistati nella guerra del 1967.

 

"Dobbiamo liberarci dei Territori" dichiara nell'intervista all'Associated Press, in riferimento alla Cisgiordania, e insiste sul fatto che questa sia una convinzione condivisa dalla maggioranza degli israeliani. Peres era stato eletto venerdì nuovo presidente di Israele, al posto dello screditato Moshe Katsav, assente dalla cerimonia di oggi, e su cui incombe un'incriminazione per violenza sessuale. Peres, sconfitto proprio da Katsav alle elezioni del 2000, nella votazione di due giorni fa ha ottenuto 86 voti sul totale dei 120 seggi parlamentari.

 

Pupillo di David Ben Gurion, fondatore del programma nucleare israeliano, Peres vinse il Nobel per la pace nel 1994, per il suo ruolo negli accordi di Oslo, sottoscritti l'anno prima con il leader palestinese Yasser Arafat. Ex primo ministro e ministro della Difesa, ha trascorso gran parte della sua lunga carriera politica nel partito laburista, da cui è uscito alla fine del 2005 per aderire al movimento centrista 'Kadima' fondato da Ariel Sharon.

 

"Peres è una delle personalità israeliane più importanti degli ultimi sessant'anni. E' qualcuno che è considerato sempre benvenuto e conosciuto nel mondo intero" commenta il premier Ehud Olmert, che ha messo tutto il suo peso politico per favorire la sua elezione. Su carta, il presidente israeliano dispone di poteri molto limitati. Designa il parlamentare che giudica più adatto alla formazione di un governo dopo le elezioni o in seguito alle dimissioni di un premier. Può accordare la grazia ai detenuti, d'accordo con il ministro della Giustizia.
Ma il ruolo di presidente potrebbe diventare più politico se è vero, come scrive oggi lo Yedioth Ahronoth, che Peres ha concepito un "piano di cento giorni" per "dare una nuova dimensione alla funzione presidenziale", il cui prestigio è stato messo a dura prova dallo scandalo Katsav. E nel giorno dell'insediamento a capo dello Stato ebraico del nuovo presidente 189 militanti di vari gruppi palestinesi detenuti in Israele accettano di deporre le armi in Cisgiordania, in cambio dell'amnistia da parte di Gerusalemme.

 

Nella lista figura anche Zakaria Zubeidi, capo a Jenin delle 'Brigate dei Martiri di al Aqsa' (braccio armato di al-Fatah), finora super ricercato dalle forze di sicurezza israeliane. Si tratterebbe, secondo quanto riferiscono i media israeliani, di un gesto distensivo da parte dello Stato ebraico alla vigilia del nuovo incontro tra il premier Ehud Olmert e il presidente dell'Autorità nazionale palestinese (Anp), Abu Mazen, in programma per domani a Gerico.



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