Bologna, dalla parte delle vittime della strage
SONO PASSATI ventisette anni da quel 2 agosto 1980 in cui persero la vita 85 persone e ne rimasero ferite 200, ma il dolore è ancora intatto. Voglio rivolgere alle famiglie colpite tutta la mia solidarietà umana. La solidarietà non basta e, a ventisette anni da quella terribile ferita, sappiamo chi sono stati gli esecutori materiali della strage nonostante la disinfomazione e i depistaggi che in questi anni hanno rallentato il corso della giustizia.
LA STRAGE alla stazione di Bologna ha rappresentato la bestiale manifestazione di un disegno politico criminale che aveva come obiettivo quello di condizionare l’evoluzione democratica del nostro Paese, ricattare la politica, intimidire i cittadini. Né si trattava di un episodio isolato perché seguiva e precedeva altre tragiche vicende che hanno cosparso di sangue la storia italiana per circa un trentennio.
Ricordare la strage alla stazione di Bologna non è perciò un inutile esercizio di retorica, ma l’occasione per riflettere insieme sui pericoli e sugli attacchi che la democrazia in questi anni ha dovuto affrontare e ha saputo respingere. Per questo, anche quest’anno il Governo è presente e intende continuare con tutti i parenti delle vittime a fare sì che il ricordo di questi tragici eventi rimanga impresso nella memoria del Paese.
Bologna, città civile e nemica della violenza, è simbolo ed emblema di grandi tragedie nazionali, dalla bomba esplosa nella vettura dell'espresso Italicus, la notte del 4 agosto 1974, alla strage di Ustica, il 27 giugno 1980, a quella del Natale 1984 sul rapido 904, agli efferati omicidi della «banda della Uno Bianca», fino al più recente, vile assassinio del professor Marco Biagi, a opera delle Brigate rosse.
MOLTI DI questi episodi tragici restano ancora avvolti nel mistero della storia italiana. Troppi attentati sono rimasti senza colpevoli. E su troppe di queste vicende è caduto un silenzio assordante. Chi parla, spesso lo fa per offuscare la verità, svelando intrecci perversi e oscuri, dai risvolti spesso allarmanti.
La lista delle vittime, negli ultimi trent’anni della nostra storia, si è allungata a centinaia. Il futuro dei nostri giovani non sarà completamente sereno fino a che non verrà fatta luce piena su questi delitti, molti dei quali rimasti ancora oggi impuniti. Ma possiamo, dobbiamo, raccontare loro che cosa è successo in Italia per troppi anni, altrimenti c’è il rischio che le giovani generazioni siano indifese. Per questo è utile che anche la scuola ne parli, superando il clima di generale rimozione.
È UN DOVERE preciso della classe politica compiere ogni sforzo per passare ad atti concreti, perché non c’è più spazio e tempo per la retorica.E il troppo tempo trascorso non deve cancellare la memoria. Non è giusto neanche che tutto sia lasciato alla encomiabile attività delle associazioni delle vittime delle stragi, che pure in questi anni si sono battute nella ricerca di giustizia e verità e hanno ispirato una serie di leggi che tutelano le vittime del terrorismo. Molto anche sul piano delle tutele resta da fare. Accanto alla ricerca delle verità e alla punizione dei colpevoli, l’azione dello Stato deve essere attenta a tutelare le vittime del terrorismo perché non siano doppiamente danneggiate: dall’evento tragico, ma anche dal disinteresse delle istituzioni. È per questo che occorre intervenire per migliorare e affinare le tutele e per renderle pienamente operanti. E in questa direzione ci impegneremo fino in fondo.
*ministro del Lavoro e della Previdenza sociale
Cesare Damiano
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