Livorno, 12 agosto 2007 - La svolta giudiziaria fa già polemica: per il rogo di Livorno la procura punta il dito contro i genitori dei quattro piccoli morti venerdì notte in una baracca alla periferia della città.
Due coppie di romeni sono in stato di fermo nel carcere delle Sughere con l'ipotesi di incendio colposo e abbandono di minore e di incapace: due dei bambini erano sordomuti. Reati con pene previste fino a 8 anni di reclusione.
Eva aveva dieci anni, Denchiu, Lenuca e Dengi erano più piccoli, fino a quattro anni; sono morti abbracciati nella baracca sotto un cavalcavia del ponte di via Pian di Rota.
L'ipotesi del sostituto procuratore Antonio Giaconi è che i genitori siano fuggiti lasciandoli senza protezione; il fuoco si sarebbe sprigionato all'interno della baracca, abitazione approssimativa senza elettricità nè acqua nè servizi igienici. Intorno, panni stesi sui cespugli, una carrozzina.
Nella notte fra venerdì e sabato, i pompieri chiamati a spegnere l'incendio sotto il ponte hanno trovato i resti della baracca in legno, e sotto le macerie, i quattro corpicini carbonizzati.
Tutta colpa dei genitori o responsabilità sociali ben più vaste? La parola "nomadi" rimbalza oggi sui quotidiani insieme alle polemiche sull'"integrazione difficile".
Per il premier Romano Prodi quello dei rom è un problema politico" ma è un problema "che va ben oltre i confini europei e coinvolge buona parte del mondo". Da Castiglione della Pescaia il premier ha sottolineato come quella del rapporto coi rom sia una questione molto complessa, che non può essere omologata ad altri tipi di convivenze. "L'Europa - ha dichiarato - ha risolto molti problemi interetnici, ma quella dei rom è una complicazione terribile. Dobbiamo studiare tutti i tipi di soluzione per affrontare questo problema di convivenza che è molto diverso dagli altri. Non possiamo dimenticare la persecuzione dei rom nella storia, dovuta proprio a questa diversità". L'Italia - ha poi ammesso il premier - è meno preparata perché è un fenomeno più recente".
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