Pavia, 22 agosto 2007 - Lo zio di Chiara Poggi e padre delle gemelle cugine della ragazza uccisa a Garlasco ha chiesto di nuovo alla stampa di fare "un passo indietro": "lasciateci vivere", ha detto in un'improvvisata conferenza stampa.
"Per favore fate quel passo indietro che vi ho chiesto di fare". Il padre delle cugine di Chiara, Ermanno Cappa, si sfoga così con la stampa che assedia la sua famiglia. "Preferiamo non parlare più non avere più contatti - ha detto - Lasciateci un pochettino vivere. Non ce la facciamo più. Da questo momento preferiamo non parlare più inutilmente, soprattutto perchè riteniamo che non sia utile per le indagini che stanno avanzando. Non serve a niente mentre gli inquirenti stanno lavorando".
"La mia famiglia - ha aggiunto ancora Cappa - vive in Lomellina da tanti anni e si è fatta onore per tanti anni e sono certo che continuerà a farsi onore per altrettanti anni".
LA SOLUZIONE è ANCORA LONTANA
Sembra ancora lontana una soluzione al 'giallò di Garlasco, l'omicidio della giovane 26enne Chiara Poggi trovata uccisa nel suo appartamento del piccolo comune in provincia di Pavia. Unico indagato resta il fidanzato Alberto Stasi, l'ultimo ad averla vista viva e il primo a trovarne il corpo martoriato con almeno 4 violenti colpi alla testa vibrati con un oggetto contundente ancora sconosciuto.
Questa mattina per due ore Alberto, insieme ai genitori e al suo legale, l'avvocato Giovanni Lucido, si è trattenuto nella caserma dei carabinieri di Vigevano non si sa se per essere sentito o per altri accertamenti tecnici. Restano, secondo gli inquirenti, incongruenze nei suoi racconti: dalla presenza di sangue sul volto della vittima, al pigiama che la ragazza avrebbe avuto indosso: rosa, ha subito raccontato il giovane ma che, secondo gli investigatori, con la scarsa luce al momento del ritrovamento del corpo, pur essendo di quel colore, sarebbe apparso bianco.
Dubbi anche sulle sue scarpe: pulite, senza tracce di sangue che invece sarebbe stato copioso nella villetta intorno al corpo della vittima: difficilmente avrebbe potuto non sporcarle quando si è avvicinato al cadavere della fidanzata. Solo indizi però ai quali si è aggiunto ieri il mistero del pesante martello da muratore, sparito da un cantiere vicino alla 'Croce di Garlascò l'associazione di volontariato frequentata da una delle cugine di Chiara e distante solo un centinaio di metri dall'abitazione di Stasi.
Una mazzetta che potrebbe essere compatibile con l'arma usata per il delitto. E anche la figura della cugina, Stefania, solleva tra gli inquirenti ma soprattutto tra i media, qualche perplessità. Si è discusso sulla sua 'disinvolturà nel rilasciare dichiarazioni dopo la morte della parente, della scelta di ritoccare una foto per ritrarsi, con la gemella, insieme alla vittima e persino di una sua presunta relazione, smentita, con Alberto Stasi. Situazione che l'ha spinta a definirsi «vittima di una gogna mediatica» dopo essersi sottoposta volontariamente, ieri insieme a tutta la sua famiglia, al test del Dna.
IL CAPELLO INSANGUINATO
E' un capello insanguinato ritrovato il giorno dell'omicidio tra le mani della vittima l'elemento che potrebbe dare la svolta alle indagini sull'omicidio di Chiara Poggi, la ragazza di Garlasco trovata morta la mattina del 13 agosto nella villetta in cui viveva con la famiglia. Quel capello, già repertato durante il primo sopralluogo, è ora all'esame del Ris
L'INTERVISTA DI STEFANIA
Chiara, lucida nelle risposte, mai un'incertezza, un cedimento, un'emozione. Stefania Cappa, 23 anni, una delle due cugine di Chiara Poggi, la ragazza assassinata a Pavia, esce per la prima volta allo scoperto: "Indagate su di me, non ho paura", dice a 'Repubblica'.
"Collaborare alle indagini era un dovere civico - afferma - chi ha insinuato lo lasciamo parlare, risponderemo al momento opportuno, coi dovuti provvedimenti legali". E sul ruolo dei mass-media, chiosa: "Mi sembra di stare in un film. Siamo vittime di una gogna mediatica. Sono state dette cose false e incredibili - prosegue Stefania Cappa - per esempio che mia sorella ed io sognavamo o sogniamo di fare le modelle o di lavorare nel mondo dello spettacolo. Figuriamoci, niente di più ridicolo. Io sto imboccando la carriera forense, l'unica che mi interessa. Da piccola volevo fare l'amazzone e infatti ho sempre praticato equitazione a livello professionistico. Mia sorella studia scienze della comunicazione allo Iulm, vorrebbe fare l'autrice televisiva, o la regista, ma è un ruolo da dietro le quinte, mica stai sotto i riflettori".
Sul rapporto con Alberto, il fidanzato di Chiara, la ragazza glissa: "Lo conoscevo, ma non avevo rapporti diretti. Me ne parlava Chiara. Erano una coppia felice, l'ho detto anche negli interrogatori". "Non ho mai pensato che sia stato lui ad ucciderla - afferma - e continuo a non pensarlo. Con Chiara stavano bene, avevano anche dei progetti per il futuro".
Così risponde alla voce secondo la quale tra lei e Alberto c'era qualcosa di più di una simpatia: "Ah sì? No, questa non l'avevo ancora sentita. Assurdo! Ma lasciamo che giri anche questa... tanto ormai non mi stupisco più di niente. Siamo vittime di una gogna mediatica"
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