Vienna, 7 settembre 2007 - Doveva essere un semplice pellegrinaggio. Prima di diventare Papa, il cardinal Ratzinger aveva accettato l'invito a tornare in Austria nel 2007 per l'850esimo anniversario del santuario mariano di Mariazell. Poi, col conclave del 2005, il color porpora è diventato bianco pontificio e Benedetto XVI, pur mantenendo la promessa, non ha potuto sottrarsi agli inviti e ai convenevoli che accompagnano il viaggio di un Papa. "Giustamente abbiamo più tempo per stare anche a Vienna e incontrare la società austriaca", ha spiegato egli stesso ai giornalisti presenti a bordo dell'Airbus Alitalia che questa mattina lo ha portato in Austria.
Ma comunque per il Papa-teologo - sempre con le sue parole - si tratta "soprattutto" di un pellegrinaggio e non di un "viaggio politico". E anche l'unico appuntamento squisitamente politico della tre-giorni austriaca - l'incontro di questo pomeriggio con le autorità austriache e i diplomatici internazionali di stanza a Vienna nel palazzo imperiale della Hofburg - corre verso la giornata di domani, il trasferimento nella Carinzia di Mariazell, dove una statua lignea della Madonna espone agli occhi del pellegrino quel Gesù che deve ispirare la sua vita e la sua fede. E i suoi valori.
Sembra essere questo il filo rosso del discorso, tutto incentrato sull'Europa, di questo pomeriggio. Per Ratzinger "l'Europa non può e non deve rinnegare le sue radici cristiane". Concetto noto, ripetuto più volte, anche da Giovanni Paolo II. Ma se anni fa la Chiesa cattolica parlava di "radici cristiane" per chiederne la menzione nella Costituzione Ue, oggi Benedetto XVI fa seguire a questo concetto un elenco preciso di cosa significhi, concretamente, essere cattolici in un contesto, come quello austriaco, dove si rischia che "un giorno" siano "solo le pietre a parlare di cristianesimo", o in uno spazio, come l'Europa, in cui la denatalità potrebbe rendere il Vecchio continente "spiritualmente vecchio".
In una Vienna piovosa e grigia, accolto da poche centinaia di fedeli con gli ombrelli e i cappucci gialli e da poche decine di contestatori, tra i Gospel di un gruppo di colore che canta il Gospel nella piazza Am Hof e le note di musica classica che punteggiano i suoi spostamenti, Benedetto XVI - un "vicino bavarese" dell'Austria, che qui si sente "a casa" - svolge il suo ragionamento tra le pareti di raso rosso e i lampadari imperiali della Hofburg, nel silenzio generale di tanti politici e diplomatici viennesi. La "casa Europa", scandisce, sarà "per tutti luogo gradevolmente abitabile" se verrà costruita "su un solido fondamento culturale e morale di valori comuni" che si traggono "dalla nostra storia e dalle nostre tradizioni". Cioè dal cristianesimo.
Il che, tradotto in termini concreti significa, per Ratzinger, che l'aborto non è un diritto umano "ma il suo contrario", "una profonda ferita sociale". Che "c'è da temere che un giorno possa essere esercitata una pressione non dichiarata o anche esplicita sulle persone gravemente malate o anziane". Che "bisogna fare tutto il possibile" per invertire il trend di denatalità che colpisce l'Europa e "rendere i paesi europei di nuovo più aperti ad accogliere i bambini". Valori, atteggiamenti, scelte che rendono concreto e visibile, per il Papa, il perseguimento dei "valori cristiani".
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