Milano, 7 settembre 2007 - Tacere non poteva. Sia pure con la morte nel cuore, Andrea Bocelli. Perché è stato lui a percorrere fino in fondo la via aperta da Pavarotti dall’opera al pop. Lui che veniva dal piano bar più che dai teatri ma ha fortemente voluto fare dopo l’andata anche il viaggio di ritorno. All’amatissima lirica. Tenore leggero di innegabile charme, è l’unica alternativa reale ai Tre Tenori. L’unico suo atipico erede nella popera: dalla cintola in giù direbbe Dante, perché non arriva da una carriera leggendaria ma dal nulla. O meglio, per essere precisi, da Sanremo.
Lunga, accorata, articolata è stata l’intervista, durante e dopo il Tg5, in cui ha reso omaggio al suo Maestro. «Il mio ricordo è quello che tutti hanno nel cuore. E’ uno di quei pochi personaggi che, ancora in vita, riescono ad entrare nella leggenda. Soprattutto è un uomo che ha dato al suo Paese molto più di quello che il suo Paese ha dato a lui: parole per tutti e per nessuno... chi ha orecchie per intendere intenda».
«L’ho visitato pochi giorni fa — rivela Bocelli — e purtroppo stava già troppo male per poterci parlare e mi è rimasto il rimpianto di non averlo potuto salutare come avrei voluto. Ho in mente, però, tanti piccoli momenti che ho vissuto con lui e soprattutto tutti i suoi suggerimenti: il Maestro è stato un riferimento per tutti coloro che amano la musica ed il canto e le voci in particolare. Ha trasmesso al mondo intero la passione per la grande musica e ha riportato l’attenzione della gente verso il mondo dell’opera».
Andrea ha aggiunto una dedica ancor più personale e affettuosa: «Ringrazio il Maestro per la sua gioviale immagine e per il pronto sorriso che è sempre presente nella mia mente e nel mio cuore. In questo momento la sua inconfondibile voce cristallina incoraggia tutti noi posti come siamo di fronte al mistero della separazione. La stretta del mio cuore si scioglie solo al pensiero che la sua arte resterà sempre con noi, ci accompagnerà ancora nei nostri viaggi in auto, in casa, nella nostra vita di sempre».
L’allievo non si stanca di ringraziare Pavarotti: «In questo momento vorrei rivolgermi direttamente al caro Maestro per dirgli grazie di tutto l’impegno profuso per l’Opera e per la nostra Nazione sempre così altamente da lui rappresentata. Grazie per avermi indicato la via, avermi iniziato al canto lirico ed aver avuto la sua stima, da me sempre ricambiata. Grazie Maestro per i cari e spassionati consigli e stimoli a fare sempre del mio meglio».
«Grazie — continua Andrea — per aver fatto dell’opera un’arte alla portata di molti, i tanti che seppur non fanatici, sono stati presi da lei per mano e portati con amore nel meraviglioso mondo dell’opera lirica e delle grandi canzoni, elevate al rango di classici internazionali senza tempo. Non sarà solo nel nostro cuore per sempre, sarà nelle nostre giornate, ci accompagnerà ancora paternamente nel nostro lavoro e nella nostra esistenza, sarà come sempre fonte di ispirazione e sostegno nella ricerca della professionalità».
«Grazie — infine — di esistere ora più che mai a garanzia e certezza di quel mondo di speranza e fede che la Sua generosa voce contribuirà a rendere ancora più bello, di aprire ancora le sue grandi braccia, di cantare insieme e donarci ancora quel sorriso luminoso e semplice».
Ma l'omaggio più alto Andrea lo aveva fatto cimentandosi con caparbia umiltà nel repertorio possibile d’opera ed evitando il repertorio impossibile di popera frequentato da Big Luciano. Da Placido Domingo e José Carreras. Sarebbe stato pericoloso e banale: lui sa che non potrà mai essere accostato ai favolosi tre e ha cercato saggiamente di diventare qualcos’altro. Qualcun altro, comunque famoso nel mondo. Usando fino in fondo il suo piccolo grande talento pop.