Bologna, 11 settembre 2007 - Rosy Bindi sembra al momento l’unica a preoccuparsi di quello che ha significato sabato scorso la presenza di Beppe Grillo in piazza Maggiore a Bologna. Cinquantamila in piazza a dare conforto al comico (comico?) che chiede un Parlamento pulito, che chiede l’espulsione di quei venticinque parlamentari condannati in via definitiva, che chiede che i parlamentari non soggiornino, sul loro scranno (come dicono quelli bravi) per più di due legislature. Poi tutti a casa, come Sordi dopo l’8 settembre. Cinquantamila in piazza. E, dicono, trecentomila firme a sostegno di tutto questo.
Rosy Bindi, pur parlando di «venature qualunquiste» (e poteva evitare di usare uno dei termini tanto cari ai protagonisti degli anni ’70, quelli di piombo, che lo usavano contro tutti quelli che la pensavano diversamente da loro) capisce che qualcosa non funziona più e dà l’allarme. Anche se tralascia di dire che lei dovrebbe essere uno di quei parlamentari destinati alla pensione anticipata.
Lei si preoccupa. Gli altri, o cercano di spostare l’attenzione su «altro» e mettere in cattiva luce il comico (comico?) o fanno finta di nulla. C’è stato un boato assordante sabato in piazza Maggiore a Bologna e loro, le eminenze grigie di Camera e Senato, non hanno sentito niente, fanno finta di non aver sentito niente. Lasciamoli fare, penseranno, lasciamoli sfogare, lasciamoli protestare. Quel comico (comico?) farà un po’ di confusione, susciterà un po’ di simpatie, coagulerà un po’ di malcontento, farà qualche show in piazza, ma poi tutto tornerà come prima. I capannelli si scioglieranno, il comico smetterà i panni del tribuno e tornerà a fare il comico. Magari al festival di Sanremo. E intanto si può continuare a parlare di Pd, di migliaia di ipotesi di riforme di legge elettorale, di sinistra massimalista, di destra unita, di federazioni, di basta con lo stop and go, di leadership, di dove si collocherà La Destra, di cosa farà la Lega, e del perché il figlio di Bossi non sia riuscito a sbarcare sulla spiaggia dell’Isola dei Famosi. Veto paterno o libera (libera ?) scelta Rai?
Parole e parole in attesa che il venticello Grillo passi. Sembrano proprio tutti sul Titanic. Straparlano, giocano, ballano, palleggiano al suono dell’orchestrina di bordo mentre il transatlantico si avvicina sempre più al gigantesco iceberg. Un iceberg fatto di firme, di piazze, di gente che non ne può più, di ottocentomila copie vendute del libro-denuncia sui privilegi della Casta. Passerà, penseranno forse i politici di lungo corso. E’ sempre passata. C’è sempre stato qualcuno che ha gridato «Piove, governo ladro».
Ma poi è tornato il sereno. No, non è più così. La protesta oggi non viaggia più di bocca in bocca, di casa in casa, di pianerottolo in pianerottolo, di piazza in piazza. Viaggia (ma forse i nostri politici poco tecnologici non l’hanno ancora capito) di computer in computer, di rete in rete, di email in email. Viaggia tumultuosa nello spazio, viaggia via Internet. La protesta, i malumori di migliaia di persone partono da piazza Maggiore, in pochi attimi fanno il giro del mondo, si moltiplicano strada facendo, diventano una montagna e tornano a posarsi sulla scalinata di Montecitorio o davanti a Palazzo Chigi. I politici della seconda Repubblica, se non vogliono essere affondati dall’iceberg, devono fare subito qualcosa. Prima possibile. Prima che la gente li mandi, in malo modo, tutti a casa, puntando su una nuova classe dirigente. Il che non sarebbe poi così male.
di Sandro Bugialli
C'era anche Victoria Beckham nel parterre di vip alla sfilata della collezione primavera-estate 2008 di Marc Jacobs, a New York. Tra gli altri, Helena Christensen, Mischa Barton, Carmen Electra, Courtney Love