Roma, 14 settembre 2007 - "La satira non organizza, esprime opinioni personali. Grillo ha un progetto e una struttura e quando hai le due cose hai un partito. Allora devi sciogliere l'ambiguità. E' sbagliato dire 'se volessi porterei a Roma tre milioni di persone'. Diventa demoagogia, populismo".
Così Daniele Luttazzi, in una intervista al Manifesto, interviene sul caso sollevato dal V-Day, organizzato dal comico genovese Beppe Grillo. "Non metto in discussione che Grillo possa fare quello che fa, però l'ambiguità è lesiva, sia sul versante politico sia sul versante artistico-satirico - continua l'autore di Barracuda - I suoi sono spettacoli o sono comizi? Io sono d'accordo sulla manifestazione del 20 ottobre, nel mio monologo parlo di un sacco di cose che poi sono emerse in piazza a Bologna. Poi però non organizzo le persone dicendo loro: seguitemi questa è la via. La satira esprime dubbi".
Qual'è il punto di svolta di Grillo? "Il punto di svolta è nel fingere che non ci sia ambiguità - spiega Luttazzi - tra fare monologhi satirici e organizzare un movimento politico come leader. E sono evidenti i passi falsi compiuti da Grillo e dai suoi seguaci".
Un gruppo di ragazze con la maglietta '100% Forza Italia verace": sono state prodotte dai giovani di FI della Campania in risposta alle polemiche sui falsi iscritti nelle liste del partito