Il tecnico portoghese lascia dopo i dissapori con il club di Abramovich. E un avvio di stagione sottotono. Era sotto contratto sino al 2011. Tra i favoriti anche il francese Deschamps e l'attuale ct della Russia, Guus Hiddink. Il buono uscita di 36 milioni di euro lo consolerà
Londra, 20 settembre 2007 - Sfotteva. Gli altri, il mondo, i rivali, i suoi giocatori. Jose' Mourinho lanciava boomerang senza ritorno. Tutte parole pesanti, che premevano sui titoli dei giornali e vendevano l'immagine di un uomo forte.
Senza subire conseguenze, corazzato dai successi. Uno che ha carattere, e quindi - per dirla con Montanelli - un brutto carattere. Solo che alla fine il boomerang e' tornato. "Tre anni senza un titolo di Premiership? Non credo che avrei ancora un lavoro...".
Sfotteva Benitez. Lui ne ha vinti due che non sono bastati. Il lavoro non ce l'ha piu' lo stesso. Ha strappato consensualmente il contratto con il Chelsea, per dire basta con lo strano balletto londinese: Abramovich che lo vuole per vincere in Europa, e lui che vince solo in Inghilterra (2 titoli di fila), Abramovich che gli regala a peso d'oro il 'suo' uomo Shevchenko, e lui che non lo fa giocare. Abramovich che rilancia con bel gioco e Champions, e lui che nel mese di settembre perde con l'Aston Villa e raccoglie solo un pareggio col Blackburn e uno in Champions con il Rosenborg. Shevchenko che segna il gol salvifico con i norvegesi, e lui che se ne va. Basta.
Sms inviato nottetempo ai suoi uomini nello spogliatoio dei Bleus: Lampard, Terry e pochi altri. Un modo speciale per dirsi "special one" ancora una volta. Addio d'oro visto che, a quanto pare, percepira' la bellezza di 36 milioni di euro. Diceva: "Tanti grandi allenatori non hanno mai vinto una Champions. Un grosso esempio non e' lontano da noi".
Sfotteva Wenger. Lui a Londra la Champions non l'ha mai vinta, e questo, su tutto, l'ha tirato via dalla panchina. Mourinho detta all'opinione pubblica il suo personaggio: vincente. Quando sei vincente puoi permetterti tutto. Anche di giocare male. Anche se Abramovich lo aveva preso dal Porto perche' vinceva si', ma giocando alla grande. Nato talmente allenatore che da lasciar perdere la carriera da giocatore. Figlio di portiere, mediocre terzino, si diploma all'Isef di Lisbona e comincia con le lavagnette. A lezione da Robson allo Sporting e poi al Barcellona con van Gaal. Si presenta in prima persona con un sorprendente quarto posto sulla panchina dell'Uniao Leira, e poi comincia a vincere (tanto) con il Porto: due scudetti, Coppa del Portogallo, due Supercoppe portoghesi, una Coppa Uefa e la Champions League nel 2003/04.
Abramovich lo sceglie per gestire i miliardi investiti sul Chelsea. Lui vince subito due scudetti, una Fa Cup, due Coppe di Lega e una Supercoppa inglese. Ma la bacheca e' vuota: il magnate russo vuole la Champions, e quella solo. Mourinho nel frattempo intasca i successi e sparla di tutti. Abramovich non si fida piu' e gli regala Shevchenko: un campione, ucraino, uomo suo. Mourinho non lo vuole. Crepa negli equilibri di spogliatoio. Quando i giornalisti sul campo d'allenamento gli chiedono dov'e' Sheva, lui mima un giocatore di golf. Sfotte Benitez ma in Champions si fa eliminare in semifinale dal Liverpool due volte in tre anni.
Il boomerang torna pieno d'effetto. Stavolta Mourinho prende il tempo a tutti e si scansa. Ingabbiato da Abramovich, sfibrato dal gioco monocorde della squadra, con troppi risultati stentati. E' tempo di fermarsi. Con l'immagine appena scalfita e 36 milioni di euro in banca. E anche questa si fa fatica a chiamarla 'sconfitta'.
Il Times ha proposto i 50 gol più belli. Ma l'estetica e l'importanza delle reti scelte dai colleghi inglesi non ci ha convinto (Manca anche il gol di Maradona contro l'Inghilterra nell'86), così abbiamo lanciato il nostro sondaggio - GUARDA I GOL - E - VOTA