Roma, 20 settembre 2007 - Un vertice della Guardia di Finanza che puntava più all'essere presente che all'operatività. Più feste e amicizie, esteriorità che contenuto. E' questo il quadro che restituisce il vice ministro dell'Economia Vincenzo Visco nell'interrogatorio reso ai pm della Procura di Roma il 28 giugno scorso. L'atto istruttorio si compone di circa 100 pagine ed è stato messo a disposizione delle parti dall'ufficio dell'accusa, che ha trasmesso i diversi documenti all'ufficio del gip.
L'inchiesta a carico di Visco, per il pm Angelantonio Racanelli ed il procuratore capo Giovanni Ferrara, è da archiviare, perché non ci sono i presupposti per arrivare ad un rinvio a giudizio dell'esponente dei Ds. Le accuse a Visco sono dovute alla querela dell'ex comandante generale della Finanza, Roberto Speciale, in merito a pressioni che l'alto ufficiale avrebbe subìto, nei mesi di giugno e luglio del 2006, affinchè provvedesse al trasferimento di 4 uomini delle Fiamme gialle, al vertice dei distretti di Milano e della Lombardia.
Visco, nello spiegare la natura dei suoi rapporti con Speciale, dice: "Io ero già abbastanza seccato perché erano state pubblicate alcuni giorni prima le cose di Calciopoli e risultava che c'era una bella fetta di vertici della Guardia di finanza coinvolti. In particolare ci stava Speciale, il quale andava in giro con Moggi (nella foto), sull'aereo di Moggi. Prendevano biglietti per sé, il che è praticamente disdicevole per uno che si deve occupare di società, per giunta la Juventus, che è una società quotata in borsa. E quindi si potevano prevedere possibili reati finanziari... io ero già indispettito".
Inoltre, Visco sottolinea: "Speciale invece di parlarmi di reati finanziari, lotta all'evasione fiscale parlava dei Reparti speciali, cioè di incarichi da tutte le parti, di pezzetti della Gdf da sistemare, insomma, essere presenti era più importante che essere operativi. Quindi io continuavo ad essere seccato". Il viceministro ricorda poi la festa della Finanza a Napoli. "Una cosa impressionante, una festa in cui si blocca tutto il lungomare di via Caracciolo per tre giorni. Sfilate in costume, centinaia di ospiti, intrattenimento... Io con Mosca Moschini le feste della Finanza le facevo nel cortile della caserma qui a Roma... Infatti in quella occasione anche il presidente della Repubblica mi disse: 'Ma questi, ma quanto hanno speso'... Era tutta una cosa gonfiata".
In merito ai trasferimenti, Visco dice: "Io sapevo che a Milano c'era una situazione che non era coerente con la strategia politica del governo nel senso che lì c'era un gruppo di persone che era più dedito ad altro tipo di interessi che non a quello di affrontare le questioni dei reati economico-finanziari. Si erano creati intrecci di amicizie, di interessi, che io non conosco dettagliatamente, che potevo intuire e che non mi piacevano e continuano a non piacermi".
Rispetto al tenore dei rapporti con l'ex comandante generale, Visco aggiunge: "Il Governo non si fidava del generale Speciale" In merito alle deleghe a lui affidate per la dirigenza sulla Finanza, Visco precisa: "Io non sono neanche un viceministro se non formalmente. Cioè io sono una persona già che, avendo fatto il ministro delle Finanze, del Tesoro, si è prestata a fare questa cosa perché serviva alla Camera, e dato che il ministro dell'Economia è un mio vecchio amico e non è un politico, l'ho fatto per dovere, perché avendo già fatto tutto quello che si poteva fare...".
Almeno tremila persone, la metà delle quali bonzi buddisti, protestano ormai da quattro giorni. Le manifestazioni dei monaci hanno rilanciato il movimento di protesta contro il carovita imposto dalla giunta militare
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