Pavia, 25 settembre 2007 - Prima notte in carcere per Alberto Stasi, il fidanzato di Chiara Poggi uccisa nella sua villetta a Garlasco, in provincia di Pavia, il 13 agosto scorso. Una foto di Chiara. È questa
l'unica richiesta che arriva dal carcere di Vigevano.
Ieri intorno alle 22.30, dopo quattro ore di interrogatorio, Alberto ha lasciato la caserma di Vigevano scortato da tre auto dei carabinieri.
Ad «accoglierlo» quando ha varcato la soglia della caserma anche diverse decine di persone che hanno circondato l'auto su cui viaggiava gridando: «assassino», «bastardo». Pochi chilometri e il laurendo ventiquattrenne ha varcato la soglia del carcere «Piccolini» della città dopo il fermo disposto nel primo pomeriggio.
A «inchiodarlo» alcune analisi effettuate nei laboratori del Ris di Parma: su una delle due biciclette di Alberto sequestrate nell'abitazione di via Carducci ci sarebbero tracce di dna di Chiara.
Tracce di materiale organico e sangue della vittima a cui il laureando non ha saputo fornire agli inquirenti una spiegazione «plausibile», ribadendo però la sua innocenza.
Alberto resterà in carcere almeno fino alla convalida del fermo da parte del gip. Oggi, intanto, proseguono a Parma le analisi degli esperti del Ris sui reperti raccolti nella villetta del delitto e sugli oggetti sequestrati nell'abitazione del ragazzo, tra cui la bicicletta sui cui pedali ci sarebbero tracce di dna della vittima.
"NON HO PRESO QUELLA BICI"
''Non so nulla, non c'entro nulla. Io non ho preso quella bicicletta''. Ecco la linea di difesa di Alberto Stasi nell'interrogatorio di ieri pomeriggio davanti al pm Rosa Muscio dopo il fermo per l'omicidio della fidanzata. La bici è quella sequestrata ad Alberto su cui i Ris hanno trovato tracce di sangue col Dna di Chiara.
L'INTERROGATORIO
Alberto Stasi dunque ha continuato a proclamarsi innocente nel lungo interrogatorio avvenuto nella caserma dei carabinieri di Vigevano. E' quanto si apprende da fonti giudiziarie. Secondo quanto emerge, Stasi non sarebbe stato in grado di fornire spiegazioni plausibili di fronte alle diverse contestazioni che gli sono state mosse durante l'interrogatorio.
Tra queste ci sarebbero anche quelle relative alle macchie di sangue di Chiara Poggi ritrovate sui pedali di una delle due biciclette sequestrate a Stasi, elemento questo che avrebbe portato al fermo di ieri mattina.
Stasi è stato prelevato dai carabinieri intorno alle 14 nella sua casa di Garlasco ed è stato portato nella caserma di Vigevano dove l'interrogatorio sarebbe iniziato intorno alle ore 17. Con Stasi erano presenti all'interrogatorio l'avvocato Angelo Giarda e Giuseppe Colli oltre al perito di parte dottor Avato.
Oltre a Stasi sono nella caserma di Vigevano c'erano anche i suoi genitori che sono rimasti in caserma tutto il pomeriggio tranne per un'ora tra le 18.30 e le 19.20 quando sono rientrati portando con loro due borsoni. Si presume che nelle borse ci possano essere gli abiti per il figlio che potrebbe essere a minuti trasferito nel carcere di Vigevano o in quello di Pavia.
LE TRACCE DI SANGUE
E' stata una macchia di sangue contenente Dna di Chiara Poggi, ritrovata su una delle biciclette di Alberto Stasi, il nuovo elemento che ha portato gli inquirenti a decidere di fermare per "omicidio volontario aggravato" l'ex fidanzato della giovane donna ritrovata uccisa lo scorso 13 agosto nella sua villa di Garlasco. Stasi, primo e unico indagato nel delitto di Chiara Poggi, è in queste ore sotto interrogatorio presso la stazione dei carabinieri di Vigevano.
Un fermo che "amplifica il dolore della famiglia di Chiara Poggi", afferma il legale di parte civile della famiglia, Gianluigi Tizzoni, subito dopo la notizia. Secondo l'avvocato dopo l'avviso di garanzia notificato al giovane, lo scorso 20 agosto, i genitori della vittima hanno "progressivamente preso consapevolezza di questa posizione". "La notizia di oggi - ha spiegato Tizzoni ai microfoni di Sky tg24 - da un lato porta ad una amplificazione del dolore, perché è evidente che se questo fatto dovesse trovare piena conferma, e quindi se dovesse essere riconosciuta la responsabilità di Alberto, ciò porterebbe a uno sconforto davvero insormontabile per i genitori di Chiara. Nel contempo - conclude il legale - apprezzano il fatto che ci sia stata un'evoluzione delle indagini e sono grati ai carabinieri e agli inquirenti dell'attività svolta in maniera davvero
LE INDAGINI
Ci sono voluti 40 giorni di serrate indagini per arrivare alla decisione di oggi. A trovare la vittima, la mattina del 13 agosto scorso, è stato lo stesso Stasi. Ventiquattro anni, laureando alla Bocconi, Alberto dà l'allarme alle 13.45, appena 6 minuti dopo essere il suo ingresso nella villetta della fidanzata. Ai carabinieri racconta che Chiara non rispondeva al telefono, e di essersi recata da lei per vedere che cosa era successo. Ci vuole una settimana di indagini per arrivare all'avviso di garanzia per Alberto Stati. Il 20 agosto, Alberto viene iscritto nel registro degli indagati e gli viene prelevato un campione di saliva, impronte digitali. Le sue tre auto e le due biciclette gli vengono sequestrate.
Diversi i dubbi tra gli inquirenti: le suole delle scarpe di Stasi, che ha raccontato di essersi avvicinato al corpo della fidanzata, prive di tracce ematiche nonostante il sangue sulla scena del delitto. La descrizione del viso di Chiara, "pallido", mentre, secondo gli investigatori, poteva essere così soltanto mentre veniva uccisa e quando è stata ritrovata. Infine, il giallo del muretto di cinta della casa, che Alberto ha raccontato di aver scavalcato per entrare nella villetta ma sul quale gli inquirenti non hanno trovato impronte. Tra le incongruenze, inoltre, il computer del sospettato, il quale ha raccontato che nelle ore in cui è stata uccisa la ragazza stava lavorando alla tesi. Secondo la polizia postale, però, il giovane avrebbe usato il pc solo pochi minuti.
Nella vicenda, in pieno agosto, irrompono anche le due cugine di Chiara, Paola e Stefania, che si sottopongono spontaneamente al test del Dna. Le due, in cerca di notorietà, mostrano una foto in cui figurano ritratte assieme a Chiara e che finisce su tutti i giornali. Ma la foto non è stata mai scattata. L'immagine, taroccata, suscita polemiche. E a Garlasco arriva anche Vittorio Corona, il fotografo dei vip nei guai con la giustizia. Oggi il fermo di Stasi. Manca però, ancora, l'arma e il movente.
Bikini 'minimal', guanti e velo bianco, la showgirl ha sfilato sulle passerelle milanesi sfoggiando un fisico davvero mozzafiato. Ventre solpito, gambe muscolose e un decolleté invidiabile, frutto di ore e ore di palestra. E sulla relazione con Briatore rivela: "Vogliamo 4 figli"