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Esteri

REPRESSIONE IN MYANMAR

La polizia carica i manifestanti
Uccisi almeno sei monaci

A Yangon picchiati dieci monaci dinanzi alla pagoda Shwedagon.  Arrestate 100 persone. In manette anche il 70enne Win Naing, politico moderato e il più famoso attore del paese, Zaganar. La Ue minaccia sanzioni. Il Consiglio di Sicurezza dell' Onu si riunita' per consultazioni urgenti Commenta

myanmar: la polizia carica i monaci Yangon, 26 settembre 2007 - Sarebbero sei le vittime dell'intervento della polizia di Myanmar sui dimostranti scesi pacificamente in piazza nell'ex capitale Yangon, insieme a migliaia di monaci, per il nono giorno consecutivo. Sul sito di 'Irrawaddy', la principale pubblicazione della dissidenza birmana alla giunta militare, le vittime sono cinque monaci e una donna. Circa 100 i feriti; oltre duecento gli arrestati, di cui la metà sacerdoti. Fonti mediche locali parlano invece di quattro morti accertati, di cui tre monaci.

 

Nonostante il coprifuoco, sono tornati a sfilare per le strade e la giunta militare ha rotto gli indugi: la polizia è intervenuta con determinazione e ha sparato, pestato a sangue e arrestato. Come nei giorni scorsi, i cortei di oggi hanno preso il via dalle pagode e dai monasteri. I monaci in testa al corteo principale avevano più volte esortato la popolazione a non esporsi. «Ci pensiamo noi monaci», dicevano alla folla, «per favore, non seguiteci». Ma la protesta è dilagata in diverse località del Paese.

 

In serata è stata fissata una consultazione al Consiglio di Sicurezza dell'Onu e per l'Italia partecipa l'ambasciatore Marcello Spatafora. L'obiettivo dell'Italia e di altri Paesi è arrivare entro questa settimana alla convocazione formale del Consiglio di Sicurezza, ma al momento vi sono le resistenze di Russia e Cina. Da New York il ministro degli Esteri Massimo D'Alema ha detto che L'Italia si adopererà «in tutte le sedi perchè ci sia una forte pressione internazionale».

 

La presidenza portoghese dell'Ue ha convocato per domani a Bruxelles una riunione dei 27 rappresentanti permanenti per individuare misure atte a fare cessare le violenze e indurre al dialogo le autorità birmane.
Il presidente del Consiglio Romano Prodi ha affermato: «Questi episodi finiscano ed un minimo di democrazia torni nel Paese».

 

Unione europea e Stati Uniti hanno condannato in un comunicato congiunto il ricorso alla violenza deciso dalla giunta birmana ed espresso «solidarietà alla popolazione della Birmania/Myanmar», oltre a richiamare i militari birmani alle loro «responsabilità personali» per quanto sta accadendo e a invitarli ad aprire «un processo di dialogo con i leader del movimento democratico, inclusa Aung San Suu Kyi e i rappresentanti delle minoranze etniche».

 

Ue e Usa hanno anche fatto appello a Cina, India e ai Paesi dell'Asean affinchè «esercitino la loro influenza per sostenere la popolazione della Birmania/Myanmar». Per la Russia, invece, quanto sta accadendo a Myanmar è «affare interno».

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