Le contestazioni di Mirafiori accendono il dibattito in seno alla maggioranza. Il Guardasigilli Mastella non vuole modifiche. Luca Cordero di Montezemolo: "Rispetto per la libertà di espressione di chi lavora in fabbrica"
Roma, 2 ottobre 2007 - I fischi di Mirafiori accendono il dibattito sul protocollo sul welfare. "Confido che Prodi eserciti, non solo la fermezza, ma soprattutto la saggezza che induce ad ascoltare il Paese e a non tapparsi le orecchie", incalza il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto. "Noi - aggiunge - lavoreremo per cambiare quell'accordo".
Non ci sta il ministro della Giustizia, Clemente Mastella. È "evidente" sostiene il guardasigilli, "che sul piano parlamentare, come è sempre stato, ci possano essere aggiustamenti ed emendamenti, ma l'accordo è quello, pacta sunt servanda, altrimenti è una sfiducia di fatto". Ma il sottosegretario all'Economia, Paolo Cento, insiste: "Il protocollo sul welfare va cambiato rendendo più incisiva la lotta alla precarietà".
A minimizzare il dissenso registrato nella storica fabbrica torinese è invece il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni. A Mirafiori, dice, "non è accaduto niente". Le contestazioni, rileva, sono arrivate soltanto da "minoranze rumorose" che "non rappresentano in alcun modo il mondo del lavoro italiano".
Cauto il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo: "Vivo dentro una fabbrica - afferma - ho il massimo rispetto per la libertà di espressione di chi lavora in fabbrica". E in definitiva, fa notare il ministro per il Rapporto con il Parlamento e le riforme istituzionali, Vannino Chiti, "se qualcuno è abituato a discutere senza contestazione e critiche vuol dire che fa un altro mestiere e non sa cos'è la democrazia".
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