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OSSERVATORIO PROSTITUZIONE

"Stop alle lucciole vicino a chiese, scuole, ospedali"

E' una delle 32 proposte avanzate dall'osservatorio: vietare l'esercizio in alcuni luoghi pubblici. Sotto la lente la condizione di sfruttamento di molte donne (anche minorenni) e la prostituzione di strada, concentrata soprattutto in alcune aree urbane Commenta

Night club Roma, 2 ottobre 2007 - Divieto di esercitare la prostituzione in alcuni luoghi pubblici, preliminarmente stabiliti in via generale come i luoghi di culto, i luoghi di cura e i luoghi frequentati da minori. Sanzione amministrativa pecuniaria per la prostituta e per i clienti. Estensione della inescusabilità dell«error aetatis' della vittima (già prevista per la violenza sessuale, riguardo alle vittime minori di 14 anni) al reato di prostituzione minorile.

Ulteriori misure di prevenzione, come ad esempio il divieto di accesso ai luoghi frequentati da minori nei confronti di quanti vengono giudicati pericolosi per la loro integrità fisica e morale.

 

Sono le principali delle trentadue proposte contenute nella relazione sull'attività dell'Osservatoriò sulla prostituzione e sui fenomeni delittuosi ad essa connessi, presieduta dal sottosegretario, Marcella Lucidi, presentate in una conferenza stampa al viminale.


Due le questioni emergenti su cui l'Osservatorio ha focalizzato la sua attenzione: la condizione di sfruttamento di molte donne (anche minorenni) e la prostituzione di strada, concentrata soprattutto in alcune aree urbane. Un capitolo a sè è quello della protezione delle vittime minorenni, con un occhio particolare per i minori stranieri non accompagnati che arrivano in Italia: "molti di loro fuggono dalle comunità che li accolgono ed è alto il rischio di sfruttamento a fini sessuali".

 Tra le eventuali misure cautelari, anche "il divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa" o "l'allontanamento dalla casa familiare quando l'imputato sia un familiare della vittima".
La prostituzione - avverte infine l'Osservatorio - non può essere ridotta "a mera questione di ordine pubblico": un divieto tout court  "Spingerebbe il fenomeno verso la clandestinità, rendendo il lavoro delle forze di polizia, delle istituzioni e delle associazioni e enti di tutela più difficile nella lotta contro la criminalità a favore delle vittime di sfruttamento".

 

 Il rischio esiste anche col divieto assoluto di prostituzione in strada: di qui la proposta di escluderne l'esercizio »solo in alcuni luoghi pubblici, previamente stabiliti in via generale, quando la tutela di interessi comuni a tutti diventi prevalente«. Per i contravventori (prostitute e clienti, indifferentemente) si pensa ad una "sanzione amministrativa pecuniaria".

 

"La relazione dell'Osservatorio va considerato nella sua interezza - ha ricordato Marcella Lucidi -: l'idea centrale del nostro lavoro è che la prostituzione e tutti i delitti connessi non possano essere ridotti ad un'unica immagine: si tratta invece di una realtà poliedrica, da approfondire in tutti i suoi aspetti e in tutte le sue connessioni, a partire da quella con i fenomeni dell'immigrazione e della tratta degli esseri umani".

 

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