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EUTANASIA

"Non staccate la spina a Eluana Englaro"

Il pg della Cassazione chiede il rigetto del ricorso del padre della ragazza in stato vegetativo dal '92. Ma Beppino Englaro va avanti: "Non posso non andare fino in fondo, per la liberta' di mia figlia". Il verdetto entro 60 giorni

Roma, 4 ottobre 2007 - Il verdetto della Cassazione arrivera' entro 60 giorni, e Beppino Englaro, il padre di Eluana, la ragazza lecchese che vive in stato vegetativo da quando fu coinvolta in un incidente stradale, il 18 gennaio 1992, e per la quale chiede da anni che vengano interrotti i trattamenti che la tengono in vita, lo attendera' con una incrollabile convinzione: "Non posso non andare fino in fondo, per la liberta' di mia figlia".

 

E, riferendosi alla richiesta del procuratore generale della Cassazione, Giacomo Caliendo, di non staccare alla ragazza il sondino nasogastrico, poiche' questo "non rientra nei casi di accanimento terapeutico", Englaro sostiene che "non e' stata una sorpresa, anche perche' le motivazioni non sono sorprendenti, sono parte dei meccanismi dell'ordinamento giuridico", meccanismi che non esita a definire "infernali". "Cio' che posso dirle- prosegue il signor Englaro, al termine di una mattinata trascorsa in Cassazione, per assistere all'udienza- e' che si tratta di una battaglia per la liberta' fondamentale. C'era un patto di sangue chiaro nella mia famiglia, che riguarda, ovviamente, anche Eluana: se altri, ossia magistrati o medici, avessero disposto della nostra vita, saremmo intervenuti. Ecco perche'- incalza- non posso non andare fino in fondo".

 

Englaro fa capire di non voler alimentare polemiche, ma poiche' "tutti possiamo trovarci in questa situazione", il suo combattere nelle aule di tribunale, o con i medici, per interrompere la 'non vita' di sua figlia, puo' andare a beneficio di tante "persone che non hanno voce", di chi vive "una tragedia dimenticata".
Pesando bene le parole, nel corso dell'intervista, ammette che quello dell'eutanasia "e' un tema che spacca le coscienze", tuttavia, ricordando il "patto di sangue" alla base della sua lunga lotta, Englaro aggiunge: "Credo che tutti gli esseri umani, per loro natura, si schierino dalla parte della liberta', se uno la nega, non e' un essere umano".

 

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