Il presidente del Consiglio risponde al commissario Ue sulla necessità di mantenere gli impegni per ridurre il debito pubblico. Il premier: "Abbiamo un cammino, lo seguiamo, ci eravamo posti degli obiettivi che abbiamo raggiunto"
Bruxelles, 9 ottobre 2007 - ''Non mando a picco il Paese. Si può anche chiudere il problema del debito pubblico in un anno, ma così si chiude anche il Paese''. Romano Prodi replica così alle parole del commissario Ue Almunia sulla necessità di mantenere gli impegni per ridurre il debito pubblico.
"Abbiamo un cammino, lo seguiamo, ci eravamo posti degli obiettivi che abbiamo raggiunto. Lo abbiamo fatto nel 2007 e lo faremo anche nel 2008. Sono assolutamente tranquillo. Raggiungeremo gli obiettivi che ci siamo prefissi e non siamo assolutamente fuori dal tracciato". Lo ha detto il presidente del consiglio, Romano Prodi, al suo arrivo a Bruxelles dalla missione in Kazakistan, rispondendo ai rilievi del commissario Ue Almunia.
"Le regole europee le seguo scrupolosamente, ma non faccio di più se penso che questo ponga un freno allo sviluppo dell'Italia", prosegue il premier che respinge al mittente la richiesta di destinare maggiori fondi alla riduzione del deficit. "La dialettica fra Commissione europea e singoli Paesi è normale, ma noi non siamo fuori dal tracciato che ci siamo posti. Ma io mi devo porre il problema di una politica economica che aiuti la crescita nell'ambito dei limiti europei".
Prodi ha ricordato che i conti pubblici italiani sono "in regola col cammino che ci eravamo posti, non ho intenzione di deviare, ma nemmeno di rinunciare a linee di sviluppo ed equità che ho scelto per l'Italia".
Con un paradosso Prodi spiega: "si potrebbe chiudere il debito in un anno, ma si chiuderebbe anche il Paese". Il premier fa notare che «nessuno può negare il cambiamento di rotta della politica di bilancio che abbiamo fatto, ma proprio perchè l'anno scorso ci siamo imposti la necessaria severità, ora possiamo goderne i frutti".
"Avremmo potuto dare qualche miliardo in meno ad Anas e a Ferrovie - spiega come esempio il presidente del consiglio - per ridurre di più il deficit, ma avrei bloccato quello sviluppo di cui l'Italia ha enorme bisogno adesso".
Il pilota della McLaren è giunto in gran segreto negli uffici del pm Giuseppe Tibis: in qualità di persona informata dei fatti, ha risposto per due ore e mezzo sui suoi rapporti con Stepney, Hamilton, de la Rosa, la McLaren e Dennis - LEGGI LA NOTIZIA Sondaggio: Spionaggio Ferrari, chi deve pagare? La Fia condanna la McLaren ma salva i piloti, è giusto?