di Luca Telese per “il Giornale”
Cravatte griffate, e sgraffignate. E, per di più, alla Terza Autorità dello Stato, sua eccellenza Fausto Bertinotti. Fantastico: non è un gioco di parole, non è uno scherzo, è tutto vero. E i lettori per una volta ci scuseranno – quindi - se su questo giornale solidamente e montanellianamente legalitario, per una volta si tesse l’elogio di un esproprio “proletario”, o - meglio ancora – di un “esproprio presidenziale”.
La sfortuna voleva che l’eroico Giuliano Amato, follemente spericolato, solo due giorni dopo si fosse affidato (per il medesimo intervento) a una struttura pubblica: il policlinico di Tor Vergata. La vicinanza dei due eventi chirurgici, aveva fatto nascere, in Transatlantico, la distinzione capziosa e certo irriguardosa fra “prostata socialista” (Amato) e “prostata presidenziale” (quella di Berty).
Così, al presidente della Camera, molto sommessamente, vorremmo consigliare di non cambiare indirizzo, di tornare l’uomo che scriveva a “il Messaggero” meticolose lettere di smentita su illazioni vergognose (“Non ho mai comprato nessun maglione cachemire, ne ho uno solo, che mi è stato regalato da un gruppo di compagne”) e tornasse nel “covo” di via Barberini, la sede del suo partito, per un gesto esemplare. Farsi restituire il cachemire espropriato: ma perdonare il compagno pedagogo che ha provato inutilmente a redimerlo.
Un cerchio blu notte con l'indicazione 'liberal democratici" in alto, l'abbreviazione in maiuscolo 'LD' al centro e un tricolore in basso con la scritta 'per il rinnovamento'. Questo il simbolo del movimento presentato da Lamberto Dini