ACCERTATO che l’attesa della vigilia rispetto alla vittoria di Walter Veltroni aveva la stessa carica adrenalinica di un festino a base di camomilla e savoiardi, il vero interesse sull’esito delle primarie del Pd non poteva che essere legato al dato di affluenza alle urne. E del conseguente peso specifico da assegnare alla scontata investitura politica del leader. Diciamoci la verità, anche su questo fronte gli organizzatori avevano, per così dire, truccato le carte puntando al ribasso nelle previsioni così da spianare la strada al trionfalismo dei commenti.
Tutto serve al marketing politico, in particolare quando si lancia sul mercato un marchio nuovo.
Tuttavia i numeri ora sono qui a dimostrare due cose intimamente collegate tra loro.
1) I tre milioni di italiani andati ai seggi consegnano all’intera classe politica, prima ancora che a Veltroni, il reiterato desiderio di partecipazione dal basso di quella parte di Paese ancora convinta dell’insostituibile ruolo di mediazione dei partiti contro le tentazioni dell’antipolitica e del vaffa duro e puro di Beppe Grillo.
2) Questi numeri mettono nelle mani di Veltroni una cambiale fiduciaria infiocchettata con l’alloro dell’onore, ma ancor più gravida di oneri di quanto non lo fosse quella ricevuta da Prodi con le primarie dell’Unione di fine 2005. Allora il frastagliato parco elettorale non era limitato alla sola anima riformista del centrosinistra e aveva nell’antiberlusconismo quel decisivo cemento unificante che, alla prova di governo, si è rapidamente sbriciolato sotto i colpi dei ricatti massimalisti che hanno ridotto il colosso di Prodi a un moribondo tenuto in vita solo per accanimento terapeutico.
Veltroni, più ancora di Prodi, anzi proprio perchè la sua azione comincia in piena eutanasia del Professore, non può permettersi di saldare il pagherò popolare con la sola moneta degli effetti speciali di abilità comunicativa o del fascino buondecisionista.
Anche se ancora fumosi nella traduzione di programma, il vincitore annunciato ha preso impegni grossi. A cominciare da quelle riforme, elettorale e costituzionale, che, a suo dire, in otto mesi possono restituire l’Italia alle moderne ed efficienti democrazie occidentali.
Tra il dire e il fare c’è di mezzo l’organizzazione di un partito che sarà dura convertire alle necessità operative di una singola identità con tutti i galli che razzolano nel pollaio. E un elegante stacco dei fili al governo Prodi che non suoni come una coltellata di Bruto.
di Giuseppe Mascambruno
Nona vittoria di Stoner, già campione del mondo. Secondo Capirossi, terzo Valentino Rossi. La Ducati conquista il titolo costruttori: storico tris italiano con l'Aprilia che ha vinto nella 125 e nella 250: non accadeva da 47 anni LEGGI LA NOTIZIA - IMMAGINI